Domande e Risposte – Delirant Chaotic Sound

INTRODUZIONE

A volte ritornano. Avevo già avuto l’opportunità di intervistare i lombardi Delirant Chaotic Sound: la prima volta, accadde pochi mesi dopo aver recensito il loro EP The Ride of Thanatos. Visti i quattro anni passati e soprattutto le loro ottime capacità, ben evidenti nel loro recente full-length d’esordio Thálassa, ho sentito che era di nuovo il momento per farlo. E anche stavolta, come quattro anni fa, tutti i membri del gruppo (i cantanti Marco Boccotti e Alice Grupallo, i chitarristi Stefano D’Ambra e Daniel Tanzer, il bassista Federico Medana e il batterista Davide Silva) mi hanno risposto in forma sparsa alle varie domande.

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MATTIA LORONI:L’altra volta, vi ho intervistati poco dopo l’uscita del vostro EP “The Ride of Thanatos” nel 2016. Come prima cosa, vi va di raccontarci come è proseguita la vostra carriera da allora?
MARCO BOCCOTTI:Dal 2016 la band si è riassestata a livello di line up accogliendo Alice come nuova cantante. Da qui in poi è stato un susseguirsi di miglioramenti riguardanti il mindset di lavoro e il livello tecnico di tutti quanti.
Anche l’attività live è aumentata esponenzialmente (almeno fino all’arrivo della pandemia che l’ha azzerata).
MATTIA LORONI:“Thálassa” è uscito ormai da qualche mese, e potrete trarne già un primo bilancio. Come è stato recepito dai vostri fan e dal pubblico in generale? E come dalla critica di settore?
 ALICE GRUPALLO:L’album “Thálassa” è stato la consolidazione di un progetto lungo più di un anno tra scrittura, registrazioni, post produzione e sound design. La risposta del pubblico è stata molto positiva, ricevendo un responso abbastanza soddisfacente considerando che è a tutti gli effetti il nostro primo full-length. Purtroppo essendo uscito in contemporanea all’inizio del secondo lockdown non abbiamo avuto modo di portarlo in live. La cosa ci rattrista parecchio dato che non vedevamo l’ora di suonarlo dal vivo.
MATTIA LORONI:Il fatto per me più evidente già dai primissimi ascolti dell’album è stato il vostro cambio di sonorità. Rispetto a “The Ride of Thanatos”, il vostro stile si è semplificato e ha abbracciato meno generi, puntando più sul metalcore e con una spinta molto più forte verso il progressive. Da dove nasce questa deriva? È stata una scelta ponderata da parte vostra oppure c’è stata un’evoluzione molto naturale?
 DANIEL TANZER:

Penso che il fattore più determinante allo stile omogeneo di “Thálassa” sia stato il nuovo approccio alla composizione dei brani.

In “The Ride of Thanatos” i pezzi furono scritti in periodi molto distanziati fra di loro e senza essere concepiti per una raccolta; con il nuovo album invece, si è scelta a priori una tematica cercando di mantenerla il più possibile fra le varie canzoni.
Ciò ha sicuramente ridotto il numero di sottogeneri dei brani ma ha allo stesso tempo aiutato a rendere più riconoscibile il concept che ci sta dietro.

Comunque abbiamo lo stesso dedicato particolare attenzione al non limitare troppo la nostra creatività.
Si è semplicemente scelto di lavorare a singole raccolte differenziate per argomento piuttosto che a brani fini a se stessi. (Giusto per fare uno spoiler, il prossimo lavoro sarà totalmente differente da questo).

MATTIA LORONI: Anche a livello formale, Thálassa è molto migliore dell’EP, con una registrazione molto più professionale e anche un livello tecnico molto migliorato. Avete lavorato molto per raggiungere questo livello di cura?
FEDERICO MEDANA:

A livello tecnico abbiamo cercato di estendere le nostre conoscenze in ambito di produzione prendendo spunto dal lavoro svolto dai Periphery nelle loro varie sessioni in studio.
Stilisticamente non siamo sullo stesso genere però abbiamo preso alcuni loro aspetti e li abbiamo mischiati con le nostre idee finendo così per rinforzare varie canzoni fino anche a stravolgerle.
C’è stato inoltre un grande uso di orchestre e sintetizzatori come rinforzo in parti selezionate (soprattutto nella title track).

In aggiunta, l’ingresso di Alice ci ha fatto approfondire la produzione delle voci come ad esempio il valorizzarle tramite armonizzazioni con ottave basse e synth anche al costo di scartare qualche parte strumentale in contrasto con il comparto vocale (soprattutto perché con la base da carro armato che c’è sotto, è complesso far coesistere tutti gli elementi in maniera equilibrata).

MATTIA LORONI: Come ho scritto nella recensione, i miei pezzi preferiti del disco sono “Annihilation” e la title-track. Avete qualcosa da raccontare su questi due pezzi, magari qualche aneddoto sul testo, sulla musica, su come sono state composte?
DAVIDE SILVA:

Una idea che abbiamo maturato nei vari anni è quella di inserire in ogni nostra pubblicazione una title-track strumentale che faccia da rimpinguo musicale al mood generale del disco.

Come per “The Ride of thanatos”, la title track “Thálassa” nasce da una jam che io e Federico eseguivamo durante i concerti. I suoi accordi di basso e alcuni riff che si trovano più avanti sono tutti scaturiti da quelle occasioni. Lavorandoci poi sopra è venuta fuori la struttura effettiva di quello che poi è stato inserito nell’album. “Annihilation” invece, è una vecchia demo che ho composto e registrato a casa di Fede anni fa in maniera molto istintiva; successivamente è stata ripresa in mano da Daniel e Stefano e adattata al materiale del disco. Il testo è molto personale e l’ho scritto anni fa in un periodo difficile: inscena un dialogo fittizio tra uno psicanalista e un paziente (parlante in prima persona) che cerca di “salvarsi”. Il paziente oscilla tra la scelta del gesto estremo e la volontà di capire come reagire attivamente all’angoscia data dall’ombra della sua psiche. (le parole sono state successivamente riviste e corrette da Alice).

MATTIA LORONI: Vi ho già chiesto l’altra volta quali erano le vostre principali influenze musicali, perciò non lo farò di nuovo. Rimanendo però in un ambito simile: c’è qualche nuova band o qualche nuovo stile musicale che avete scoperto di recente e che quindi, pur essendo assente in “The Ride of Thanatos”, vi ha ispirato nella composizione di “Thálassa”?
FEDERICO MEDANA:

Si sono aggiunti degli elementi black in alcune tracce come per esempio in “Embrace This Relief”. Da questo punto di vista gli ultimi due dischi dei Behemoth sono stati parecchio influenti.
Per il lato delle orchestre e sintetizzatori invece, come detto prima, i lavori dei Periphery sono stati utili.

Comunque, a livello di scelte stilistiche definite credo che siamo ancora un po’ in mezzo a più generi musicali e che difficilmente cambieremo approccio compositivo.

MATTIA LORONI: Voi provenite dalla Lombardia, la regione forse più colpita d’Italia dal coronavirus nei mesi passati. Di sicuro, questo vi avrà causato non poche difficoltà, come musicisti singoli e come band in generale: vi va di raccontare ai lettori di Heavy Metal Heaven come è dovuto cambiare il vostro approccio alla musica?
STEFANO D’AMBRA:

Per nostra fortuna, la sfera compositiva non è cambiata di molto dato che è da anni che sfruttiamo l’home recording. La cosa però che ci è risultata molto pesante è stata la non possibilità di fare ne prove ne concerti.

Comunque ne abbiamo approfittato per comporre nuovi brani senza però aver avuto modo di provarli tutti assieme in sala (cosa che ci manca parecchio).

MATTIA LORONI: Una domanda più generale su questa linea: l’ho chiesta a tutte le band che intervisto da un anno a questa parte, e anche con voi vorrei fare lo stesso. Secondo voi, quali sono stati gli effetti della pandemia sulla scena metal, e in particolare su quella nostrana? E come pensate che si possa ripartire in futuro, a emergenza conclusa?
ALICE GRUPALLO:

L’assenza di eventi lascia a casa una grossa fetta di lavoratori senza stipendio e congela tutta la parte legata al piacere di avere un gruppo musicale come il provare in sala prove e stare insieme.
E’ vero che oramai si può comporre a distanza registrandosi da soli tuttavia è evidente che viene a mancare il mood e il piacere di scrivere musica in compagnia.
A tal proposito, c’è in aggiunta un aspetto psicologico non trascurabile per gli artisti ovvero che è facile calare di “voglia di fare” stando isolati.

Passando al futuro, questa mancanza di reali sostegni ai lavoratori dello spettacolo non fa ben sperare in primis chi vive d’arte e neanche realtà piccole come le nostre.
Ci auguriamo solo che ad emergenza chiusa ci siano ancora locali aperti per ripartire assieme a tutti gli altri musicisti.

MATTIA LORONI: Sempre a proposito del futuro: quali sono i piani dei Delirant Chaotic Sound per quanto riguarda i prossimi mesi e anni? E quali sorprese (soprattutto a livello stilistico) dobbiamo ancora aspettarci?
STEFANO D’AMBRA:

Negli scorsi mesi, abbiamo investito in molta nuova strumentazione tra cui chitarre a 7 corde e sintetizzatori elettronici di varia natura (indirizzando uno sguardo compositivo amorevole verso lo stile di Mick Gordon).

In queste settimane invece, stiamo cercando di dedicare tempo su piattaforme streaming come Twitch in modo tale da portare contenuto online nonostante al lockdown.
Ovviamente non è la stessa cosa ma è un bel modo per rimanere in contatto con chi ci segue.

MATTIA LORONI: L’ultima risposta è, come sempre, libera. A voi il compito di concludere quest’intervista come preferite. 
MARCO BOCCOTTI:Penso che il modo migliore per concludere (almeno da parte mia) sia quello di lasciare due parole di riflessione ai lettori:
Cercate sempre di sostenere, anche con piccoli gesti, gli artisti che vi piacciono. Non date mai per scontate quelle richieste di attenzione che vengono fatte dalle band sui social perché attualmente è l’unico modo che hanno per portare avanti la loro arte.
Lo scrivo col cuore perché consiglio davvero a tutti quanti di non dimenticarsi mai di staccare la spina di tanto in tanto. Questo lockdown ci ha dato la possibilità di comprendere ancora di più l’importanza di musica, libri, film/serie, videogiochi o qualunque altra cosa che intrattenga con la sua forma d’arte.
Questi contenuti non si creano da soli quindi mi raccomando, invogliate i creatori a continuare nonostante le difficoltà, facendogli sentire che apprezzate il loro lavoro.
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