Pontecorvo – Ruggine (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONERuggine (2020) è il secondo EP dei Pontecorvo, trio nato in Brianza nel 2015.
GENEREDi base, uno stoner rock che oscilla tra le branche più alternative e quelle più legate all’hard rock. Sono presenti però altri influssi, che svariano tra punk, blues, garage e vaghe venature di altri generi.
PUNTI DI FORZAUno stile personale e in cui le varie componenti sono ben mescolate, in un tessuto che evoca grinta in maniera convincente (grazie anche a una registrazione grezza in maniera voluta e al cantato tutto in italiano). Ma senza monotonia: i vari elementi della musica del gruppo sono dosati con saggezza. Ne risulta una scaletta varia in cui ogni pezzo ha la sua personalità.
PUNTI DEBOLIUn filo di ingenuità a tratti, qualche pezzo meno ispirato, ma niente di troppo incisivo.
CANZONI MIGLIORIMartedì (ascolta), Prendere Sonno (ascolta), Qualche Santo (ascolta)
CONCLUSIONISeppur i Pontecorvo possano avere ancora margini di miglioramento, Ruggine è un ottimo EP, molto apprezzabile per l’energia che evoca!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
74
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Grinta. Volendo usare una sola parola, è quella che descrive meglio Ruggine, secondo EP dei Pontecorvo. Trio nato nel 2015 in Brianza, era uscito allo scoperto solo l’anno dopo con un EP omonimo già parecchio energico, col suo mescolare punk, blues rock e tanto altro. Un’energia a cui però nei lunghi anni passati da allora il gruppo ha aggiunto un tocco in più, come dimostra appunto Ruggine.
Qui i Pontecorvo sostituiscono la base musicale dell’esordio con una forte anima stoner rock, che oscilla tra le sue branche più alternative e quelle più legate all’hard rock. Non mancano però gli influssi passati, che ora svariano tra punk, blues, garage e anche vaghe venature d’altro. Il tutto ben mescolato in un tessuto convincente, votato soprattutto a suonare energico, scatenato. Un intento che al gruppo riesce molto bene.
Ruggine in effetti è un EP dalla grandissima carica, ma non solo: i Pontecorvo si rivelano anche maturi a sufficienza da dosare con saggezza i vari elementi della loro musica. Il loro assalto non è continuo, ma anzi ci sono parecchie variazioni nella scaletta. Scaletta ben congegnata, tra l’altro, per non annoiare mai, grazie soprattutto al fatto che ogni canzone ha una personalità ben definita.
Si può dire lo stesso, peraltro, della registrazione: molto grezza, lo è però in maniera voluta, come dimostra per esempio il filtro applicato alla voce di Fili. All’inizio ammetto che mi dava quasi fastidio, ma col tempo ho capito che è un altro tassello del fascino dei Pontecorvo. E tutt’altro che un difetto.
Semmai, Ruggine pecca a tratti di un filo di ingenuità e di qualche pezzo meno ispirato degli altri. Ma in fondo sono dettagli da poco. Anche così, parliamo di un EP genuino e validissimo, con cui i lombardi dimostrano di avere molto da dire!

Un breve preludio costituito di fuzz, poi Cade entra nel vivo subito con gran forza. Il riff di base, seppur in tre quarti, ha un ottimo impatto sia nei momenti strumentali sia nel ritornello, intervallato coi vocalizzi urlati di Fili – che già mostra la lodevole scelta del gruppo di cantare tutto in italiano. Il frontman è protagonista anche nelle strofe, più cadenzate e lente, ma non per questo meno grintose. In un connubio semplice ma subito coinvolgente.
L’unico momento calmo è invece quello presente al centro, più espanso e quasi malinconico a modo suo, ma senza perdere il tocco minaccioso del resto. Correda a dovere un pezzo semplice ma ottimo, che apre Ruggine in maniera adeguata.
A questo punto, i Pontecorvo accelerano ancora i ritmi con Gaviscon Blues, traccia che lascia quasi tutto il classico stoner già sentito finora per scatenarsi. Abbiamo perciò il brano più punk dell’intero EP: un intento che si sente sia nelle strofe, pure rockeggianti, sia nei più taglienti refrain.
Almeno all’inizio, il tutto è giocato su ritmi altissimi, scatenati su cui il batterista Fra conduce la musica. Poi però la situazione cambia quando il pezzo passa la metà. La band lombarda torna allora verso lidi più stoner, con una lenta fase sabbathiana, minacciosa e pesante. La migliore, per quanto mi riguarda, di un episodio che però anche nel complesso risulta buono. Non sarà eccezionale, ma non sfigura neppure troppo rispetto agli altri.

Freddo riparte dalla coda della precedente e la rende anche più pesante, varcando addirittura il limite col doom metal. Minaccioso grazie a dissonanze arcigne, è un grande avvio, ma poi la musica si acquieta. Ci ritroviamo allora in una falsariga calma, con chitarre soffici e psichedeliche.
La calma però non è destinata a durare: spesso la tensione torna ad alzarsi, in potenti tratti strumentali stoner. Spiccano tra di essi i chorus: più tesi, colpiscono bene. La melodia cantata da Fili non sarà catchy al massimo, ma il suo mordente la fa brillare lo stesso. Nel complesso, parliamo del momento più in vista di un episodio che tende un po’ a nascondersi: se ascoltato con attenzione, però, si rivela ottimo!
Se finora Ruggine si è mosso su livelli già piuttosto validi, i Pontecorvo fanno vedere davvero di che pasta sono fatti in Martedì. Inizia lieve, con lievi fuzz e il basso distorto di Ale, ma poi deflagra con energia quasi distruttiva. Lo si sente bene nella base: semplice ma tagliente, regge bene sia i passaggi strumentali sia i refrain, corredati da una melodia vocale insieme catturante e maschia. Anche le strofe però non sono da meno: più di basso profilo, hanno però un tocco strisciante che le integra bene col resto. In pratica, è tutto qui un pezzo che scorre velocissimo ma lascia il segno, nientemeno che uno dei picchi assoluti dell’EP!
Non va però troppo peggio con Qualche Santo, che arriva a ruota. Stavolta il ritmo è più lento, ma il riffage di Ale si rivela lo stesso di gran energia. Impatta benissimo sia da solo che sotto ai ritornelli, il primo dei quali arriva subito, all’inizio: al loro interno, il trio imbrocca di nuovo una melodia di gran presa. Ma anche il resto non è male: le strofe sottotraccia e minacciose funzionano bene, come l’assolo al centro, classico ma funzionale al resto. Sono i segreti di un altro pezzo grandioso, appena alle spalle del meglio di Ruggine!

Dopo un uno-due del genere, purtroppo i Pontecorvo non riescono a tenere alta la qualità: Paglia è quasi una nota stonata nella scaletta. Al suo interno, la band cerca di recuperare la sua dimensione più frenetica, con un piglio addirittura tecnico, visto il controtempo su cui si basa la norma principale. Ma stavolta il tentativo risulta un pelo contorto e poco immediato, specie rispetto al resto.
Non è un caso se i momenti migliori della prima metà sono quelli che inframezzano questa impostazione, più lineari e tranquilli. Un’anima che poi domina anche nella sezione centrale: introdotta dal basso di Ale, si sviluppa poi lenta, crepuscolare. Con qualche ritorno delle dissonanze iniziali che però si integrano bene, e un’escalation finale di buona potenza, è il momento migliore di un brano che anche col suo difetto si rivela più che discreto. Il che però significa però che abbiamo raggiunto il punto più basso della scaletta.
Certo, non l’aiuta il fatto di trovarsi tra due delle punte di diamante di Ruggine. Sì, perché nel finale i Pontecorvo piazzano un altro squillo come Prendere Sonno. Più lungo degli altri, lascia da parte la frenesia sentita finora per abbracciare un senso sinistro. Domina già all’inizio, quando la base è calma: in evidenza ci sono melodie di chitarre pulite, rette dalla sezione ritmica e in particolare dal basso, a tratti bene in mostra.
È un’impostazione che, in varie forme, regge buona parte della canzone: a tratti più calma, altrove si fa più sferragliante e rumorosa. Ma al tempo stesso rimane strisciante fino a passata metà, quando invece i toni si fanno più elettrici. Tra influssi punk, alternative e potenza stoner rock con persino un retrogusto metal, è una bella escalation. Colpisce a lungo, aiutata dalla voce abrasiva di Fili, prima che il tutto si spenga. E metta il sigillo a un altro pezzo grandioso: insieme a Martedì, rappresenta il meglio che l’EP abbia da offrire!

Per concludere, Ruggine è un ottimo lavoro, pieno di canzoni godibilissime e di idee già molto chiare. Merito anche della maturità dei Pontecorvo, notevole specie pensando che la band ancora ha prodotto soltanto due EP. Anche per questo, se è vero che i brianzoli sembrano avere ancora margini di miglioramento, ti consiglio già ora di concedere loro un ascolto. E magari anche di segnarti il loro nome, se queste commistioni tra vari generi, poco “da puristi” ma così grintose, fanno al caso tuo!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Cade02:53
2Gaviscon Blues02:04
3Freddo02:28
4Martedì02:31
5Qualche Santo02:23
6Paglia02:48
7Prendere Sonno04:00
Durata totale: 19:05
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Filivoce e chitarra
Alebasso
Frabatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Truebypass

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