Half Visible Presence – Three-Faced Scapular of Death (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThree-Faced Scapular of Death (2020) è il primo EP di Half Visible Presence, progetto del musicista olandese Arvath nato nel lontano 2009.
GENEREUn black metal atmosferico espanso con copiosi influssi depressive, qualche influsso doom e qualche spunto più sperimentale.
PUNTI DI FORZAUn ottimo lavoro di atmosfere, che risultano cupe, dimesse e con diverse sfumature. Anche il resto però è impostato in maniera più che decente, specie per quanto riguarda il lato sperimentale.
PUNTI DEBOLIUn po’ di anonimato: colpa di alcuni cliché presenti nell’EP, ma soprattutto la mancanza di quel quid più che possa rendere la musica del progetto memorabile.
CANZONI MIGLIORILiberation (ascolta)
CONCLUSIONIThree-Faced Scapular of Death è un EP interessanti, ma il progetto Half Visible Presence deve ancora lavorare per crescere e trovare la propria dimensione.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
67
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Il black metal, si sa, è un genere estremo in tutti i sensi, anche su versanti a cui magari uno non penserebbe. Che dire, per esempio, della frequenza con cui le band pubblicano dischi? Anche qui, l’esperienza mi insegna che sono in pochi a tenerne una fissa e “umana”, con un album ogni uno o due anni. La maggior parte invece si vota a uno dei due estremi: o, specie se si è una one man band, si producono dischi a raffica, anche diversi nello stesso anno. Oppure, dall’altra parte, c’è chi se la prende con molta calma, con uscite centellinate di tanto in tanto. Il progetto di oggi, Half Visible Presence, è un caso notevole di questa seconda categoria.
One man band del musicista olandese Arvath, è nata nel 2009, ma negli anni successivi ha partecipato solo a un paio di split. E sempre con la stessa canzone, Downwards Deathmarch: un brano in cui il progetto mostrava un mix di depressive black e funeral doom metal.

Risale invece allo scorso settembre Three-Faced Scapular of Death, primo lavoro “in solitaria” di Half Visible Presence. Breve EP uscito grazie a Duplicate Records, mostra sonorità diverse rispetto al passato. Persa la componente doom, che rimane giusto in qualche brandello, abbiamo ora un black metal atmosferico espanso, in cui l’elemento depressive rimane copioso. In più, il polistrumentista dei Paesi Bassi gli aggiunge diversi piccole trovate sperimentali: tra suoni particolari e momenti cantati in pulito, arricchiscono la proposta della one man band. E risultano peraltro il meglio che l’EP abbia da dare.
Sì, perché il resto per ora risulta un po’ anonimo. Colpa di alcuni cliché black triti che Half Visible Presence non è stato capace di rileggere. Soprattutto, però, a Three-Faced Scapular of Death manca quel quid in più che rimanga in mente e che lo renda, nel complesso, un EP da ricordare. Anche perché, in quanto a capacità tecniche e compositive, Arvath non è proprio l’ultimo arrivato.
Il polistrumentista olandese mostra buone doti soprattutto per le atmosfere. Molto cupe, dimesse, hanno però diverse sfumature che scacciano ogni rischio di annoiare. In generale, il mastermind sa quel che fa (ovvio, considerando la sua carriera in diverse band underground nel suo paese). Per ora tuttavia Half Visible Presence sembra non avere ancora ben presente la direzione da intraprendere. Un fatto ben udibile in Three-Faced Scapular of Death, che per questo risulta più che discreto ma a suo modo insoddisfacente.

Senza alcun preambolo, Loss attacca subito col black metal. Ma non è un vero assalto: questo inizio al contrario è molto aperto, etereo e solenne, con la voce pulita di Arvath su una base quasi serena. Presto però entrano in scena tratti fangosi e depressi, con chitarre quasi post-black. La norma precedente vi si alterna e vi si mescola anche, con la voce harsh che arriva ad affiancare quella pulita.
È una tendenza che col tempo si accentua. Tra momenti circolari da atmospheric black, altri un po’ più mogi, qualche apertura alienante con vari suoni arcani e rari stacchi più potenti, è un fluire lento ma che col tempo diventa sempre più dissonante e acido. Apici della progressione sono il momento centrale, con assoli volutamente caotici e la parte che segue, più feroce e diretta. Anche se poi la traccia riprende una strada più dilatata e mogia, nel melodico e sentito finale.
Anch’esso è carino, ma in fondo non impressiona più di tanto. Solo le due già citate parti centrali ci riescono: il risultato è piacevole, sì, ma senza stamparsi troppo in mente. Il che lo rende il pezzo meno bello di Three-Faced Scapular of Death.

Liberation parte da un intro malinconico, con un effetto pioggia e un lentissimo fraseggio di chitarra. È carino, ma va avanti fin troppo a lungo (oltre due minuti) per non risultare prolisso. Ma poi, per fortuna, Half Visible Presence dà una svolta al pezzo.
Ci ritroviamo allora in un ambiente allucinante, che opprime per cupezza. Merito in primis del suo riff, una barriera di suono profonda e potente, con un vago retrogusto death a tratti che si integra bene al suo interno. È la base da cui a tratti si dipartono dei passaggi un po’ più lenti, in cui il lato depressive del progetto riaffiora. Che siano di pochi secondi o più espansi, come poco prima di metà, non spezzano tuttavia l’aura arcigna, soffocante, che la musica crea.
Ciò accade invece più in là, sulla trequarti, quando sempre sulla stessa base, i vaghi accenni melodici cominciano a svilupparsi in maniera più penetrante e infelice. È il prodromo al gran finale, che dopo un altro momento possente e pessimista, svolta sulla ricercatezza. Con un assolo lento e soave di violino, sembra quasi di sentire i migliori My Dying Bride.
È uno dei momenti più in vista non solo del disco, ma anche di un pezzo che, anche per questo, risulta lungo ma ottimo, anche a dispetto del difetto all’inizio. Non sarà una gemma epocale, ma la sua bontà è sufficiente a renderlo il migliore del trio dell’EP!

A questo punto, Three-Faced Scapular of Death è alla fine, e per l’occasione Half Visible Presence schiera Retaliation. Il suo intro tronca di netto il calore con cui si concludeva la precedente e ci propone un preludio freddo, ambient che evoca orrori cosmici. Circa un minuto di leggerezza asfissiante, poi una melodia di tastiera si accende: è il prologo alla canzone vera e propria.
Lenta, funerea, è oscura ma ha anche i toni dimessi, decadenti del tipico depressive. Una sensazione che non passa mai, stavolta: il ritmo di batteria è sempre lo stesso, e anche il riffage varia poco. Il complesso però non annoia: merito dell’atmosfera che evoca, e anche dei vocalizzi. Tra scream e pulito salmodiante, il tutto avvolge con forza, e non fa pesare affatto la sua ridondanza. E anzi procede ossessiva fino alla fase finale, che diventa ancora più alienante e allucinata , prima di spegnersi.
Il risultato è un pezzo breve, forse anche troppo coi suoi quattro minuti e poco più. Ma che, nonostante questo, si lascia dietro una buona impressione: non sarà al livello della precedente, ma è valida e godibile al punto giusto!

Come già detto, nonostante l’esistenza pluridecennale, il progetto Half Visible Presence è ancora alla ricerca di una sua dimensione. Colpa forse proprio della sua lentezza, che non gli ha consentito di evolversi e di esplorare nella giusta maniera. Quale che sia la ragione, comunque, Arvath ha parecchio da lavorare.
Io però spero che ci si impegni: a dispetto di tutto, Three-Faced Scapular of Death è un EP interessante, con spunti che, se fatti maturare a dovere, potrebbero avere ottimi frutti. Specie se il musicista olandese saprà sviluppare meglio gli spunti più sperimentali: è soprattutto per questo che sarà interessante scoprire le sue prossime mosse. Sperando però che non ci vogliano tanti altri anni per soddisfare la curiosità!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Loss06:37
2Liberation08:27
3Retaliation04:18
Durata totale: 19:22
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Arvathvoce, tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:Duplicate Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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