Irreverence – Scapegoat (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEScapegoat (2020) è l’ultimo EP dei milanesi Irreverence, e celebra i venticinque anni di esistenza del gruppo, oltre a rappresentare la prima prova per una lineup rinnovata di due quarti.
GENEREIl classico mix di thrash/death dei meneghini, in una chiave stavolta anche più labirintica che in passato.
PUNTI DI FORZAUn bell’impatto, grazie a un’ottima registrazione e a un suono moderno, brutale e tagliente. Il risultato sa toccare i tasti giusti.
PUNTI DEBOLIQualche pezzo e qualche momento meno valido. In generale, come EP non è tra i più significativi, seppur ciò non incida troppo sulla resa finale.
CANZONI MIGLIORIDarkening Their Light (ascolta), War Was Won (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo grandioso, Scapegoat si rivela un ottimo modo per festeggiare il quarto di secolo per gli Irreverence. Breve ma di intrattenimento, sarà apprezzato dai fan del gruppo!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
70
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Parlare degli Irreverence è parlare di una leggenda del metal italiano. Seppur senza mai raccogliere troppo successo (che sarebbe stato anche meritato), questo gruppo milanese ha portato avanti una carriera che, col tempo, gli è valsa almeno lo status di gruppo di culto. Una carriera magari non densissima di uscite, ma costante, che nel 2020 ha raggiunto i venticinque anni di esistenza. Traguardo che gli Irreverence hanno festeggiato pubblicando, lo scorso 30 novembre, Scapegoat.
EP breve ma significativo, la band lo ha inteso anche per celebrare il rinnovamento di due quarti della lineup. Rinnovamento avvenuto peraltro nel 2019: si sente che da allora i membri nuovi hanno avuto modo di integrarsi. Parliamo infatti di un lavoro affiatato e ben confezionato, a partire dal genere.
Come da norma degli Irreverence, quello degli Scapegoat è un suono violento, thrash e death metal mescolati in maniera pesante e labirintica. Prosegue, insomma, sulla strada già tracciata dal precedente full-length Still Burns, che tornava all’aggressività dopo la parentesi melodica con Shreds of Humanity. Anche se, rispetto al già citato album, non del tutto riuscito, lo fa meglio.
Sia la nuova traccia che dà nome all’EP, sia i tre vecchi pezzi ri-registrati che animano Scapegoat hanno infatti un bel impatto. Merito in parte dell’ottima registrazione, pulita e professionale ma senza incidere sulla natura grezza e rabbiosa degli Irreverence. Ma la differenza la fa la band stessa: tra il suo suono, più moderno che in passato, e la capacità di renderlo brutale e tagliente, il risultato è una piccola scheggia. Magari non eccelsa, ha però il merito di colpire i tasti giusti, il che la fa risultare ben più che apprezzabile!

Un breve intro già vertiginoso, molto tecnico, poi Scapegoat entra nel vivo subito furibonda. È l’inizio di una progressione contorta, senza quasi una struttura fissa: nonostante questo, però, ha un buon impatto. Incidono sia i momenti più scatenati, in cui Davide Firinu guida gli Irreverence su maggiori velocità, aiutato dalla potenza del riffage, sia quelli più rallentati, che risultano minacciosi e cupi.
C’è anche spazio per qualcosa a metà tra le due anime, rappresentata da quelli che si possono definire i ritornelli. Pestati, col growl di Riccardo Paioro a dare aggressività a una base che di suo ne ha già da vendere, sono però al tempo stesso espansi, grazie alla chitarra espansa che spunta tra le ritmiche. È un elemento particolare, ma fascinoso, che valorizza il pezzo.
Ottima anche la fase centrale, in cui la tendenza alla tecnica e alla complicazione del resto si esaspera sin quasi a lidi progressive. A tratti è un filo spigoloso, ma in generale incide con la sua oscurità. E lo stesso si può dire della canzone in generale: seppur a tratti si perda, in fondo è buona e piacevole. E anche se i meneghini dovranno far quadrare bene le cose se in futuro vorranno spingersi più in questa direzione, come esperimento incuriosisce molto.
Se la title-track non è male, sente però un piccolo scalino qualitativo, con le altre tre nella scaletta. Ne è un primo esempio 3092, brano proveniente da Target: Hate, EP datato 2003. Rispetto all’originale, perde le sonorità più spontanee, giovanili e old school per quelle moderne dell’EP. Che comunque ne valorizzano impatto e cattiveria, specie nei momenti più feroci. Che siano la norma iniziale o il rabbiosissimo sfogo finale, tutti funzionano a dovere.
Anche quelli più calmi però non sono male, come l’obliquo passaggio al centro, variegato ma apprezzabile. In generale, parliamo di una rilettura ben riuscita e godibile, che esprime bene il vero impatto del gruppo.

Se finora Scapegoat è stato piacevole, gli Irreverence hanno riservato il meglio per il finale. Lo dimostra in pieno Darkening Their Light: anch’essa da Target: Hate, rilegge un’originale acida, con un vago retrogusto quasi black, in una forma più quadrata e d’impatto.
Ne è una prova eccellente sia la norma principale, semplice ma grintosissima, sia la fase centrale. Più lenta, si rivela persino preoccupata, grazie al gran lavoro alle chitarre di Paioro e Marco Colombo, che sanno dosare a dovere impatto e ricercatezza. Arricchisce un pezzo breve ma eccezionale: parliamo di un vero gioiellino, lo zenit assoluto di Scapegoat.
La band di Milano mantiene però alta l’asticella con War Was Won. Tratta dall’album omonimo del 2005, è quella che segue in maniera più pedissequa la falsariga dell’originale. Solo che stavolta Paioro usa un growl più basso invece che lo scream precedente, e il suono rimane più preciso di quello approssimativo del passato. Fattori che le danno un impatto diverso, per certi versi più profondo.
Il risultato è un pezzo che graffia parecchio sia nella norma di base, thrash rabbioso ibridato col death in maniera quasi classica, sia nella fase centrale. Più lenta, non manca però della stessa nota sinistra che caratterizza il resto.
Lo stesso vale per la potentissima fase finale, che arriva alla carica dopo un’altra fuga possente. Porta a termine un altro pezzo di gran livello, non troppo lontano dalla precedente per qualità. Come chiusura per l’EP, non poteva esserci di meglio!

Per concludere, Scapegoat è un ottimo EP. Non sarà iper-significativo dal punto di vista musicale – anche visto che tre pezzi su quattro erano già editi. Ma in fondo, non importa: si rivela comunque divertente, un ottimo modo per celebrare la nuova lineup e i venticinque anni di esistenza del gruppo. Oltre a essere apprezzabile per tutti i fan degli Irreverence, o anche solo da chi cerca del death/thrash metal senza altra pretesa che quella di regalare impatto e cattiveria!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Scapegoat04:38
23093 (2020 edition)04:46
3Darkening Their Light (2020 edition)02:58
4War Was Won (2020 edition)03:06
Durata totale: 
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Riccardo Paiorovoce e chitarra ritmica
Marco Colombochitarra
Gianluca Dalla Rivabasso
Davide Firinubatteria
ETICHETTA/E:STF Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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