Darkspace – Dark Space III I (2014)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEDark Space III I (2014) è il quarto album dei Darkspace.
GENEREIl solito genere diventato un marchio di fabbrica del trio svizzero: un black metal alienante e ossessivo, con in più forti influssi industrial.
PUNTI DI FORZAUn genere molto ridondante che però non annoia: merito soprattutto di atmosfere grandiose, che evocano una freddezza e un’alienazione palpabili. Ma non in maniera monotona: al contrario, ci sono diverse sfumature. In generale, la band è grandiosa nel songwriting: lo si sente in una scaletta di altissimo livello, aiutata anche da una registrazione curatissima.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORI4.18 (ascolta), 4.19 (ascolta)
CONCLUSIONIEspansa ed estenuante com’è, la musica dei Darkspace non è per tutti. Se però la si apprezza, con Dark Space III I si ritroverà davanti a una magnifica ora abbondante di buio e orrori cosmici!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
96
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Nel metal, come nel resto della musica, esistono band uniche. Band che, per un motivo o nell’altro, percorrono sentieri che pochi altri hanno avuto il coraggio di seguire, o che in alternativa sono state copiate senza grande successo. Se parliamo di black metal, i Darkspace sono una di quelle band.
Il motivo per cui il loro stile è così difficile da imitare è l’espansione portata ai massimi termini. Espansione che, se non si ha una grandissima abilità, può diventare un grosso peso e generare musica prolissa e noiosa. Ma che al contrario il trio svizzero sa maneggiare con competenza assoluta: un fatto dimostrato dagli inizi della loro carriera fino a Dark Space III I, loro lavoro più recente.
Uscito nell’ormai lontano 2014, è un lavoro in cui i Darkspace affrontano lo stesso genere divenuto per loro un marchio di fabbrica. Si tratta di un black metal atmosferico, almeno per quanto riguarda la base, alienante e ossessiva. Il suo intento primario è quello di ipnotizzare l’ascoltatore, portandolo in un universo abissale, buio, spaventoso. A questo scopo Dark Space III I si aiuta anche con influenze industrial persino più forti che in passato: sono presenti in molti beat, in molte venature elettroniche e anche in alcuni riff.

Questo stile viene impiegato in tre lunghissime canzoni, mai sotto ai diciotto minuti. Ma, come detto, senza annoiare: il trio svizzero si conferma un maestro nel gestire queste sonorità. Lo si sente soprattutto a livello di atmosfere: evocano una freddezza e un’alienazione palpabili, spesso asfissianti. Ma non in maniera totale, monotona: al contrario, Dark Space III I ha parecchie sfumature, coi Darkspace che sanno creare angoscia, o persino tristezza con un filo di calore. E, in generale, mostrano un songwriting di livello assoluto, sostenuto anche da una registrazione grezza ma curatissima per risultare tagliente.
Il risultato è un album che avvolge in maniera perfetta, trasportandoti nel suo universo di pura oscurità. Per alcuni, potrebbe farlo persino troppo: in fondo, è comprensibile che l’album possa risultare un ascolto estenuante, vista la difficoltà di fruizione della musica dei Darkspace. Ma, per quanto mi riguarda, ciò non è affatto un difetto. Bensì un semplice ostacolo, superato il quale Dark Space III I si rivela una magnifica ora abbondante di buio e orrori cosmici!

La opener 4.18 comincia in maniera lieve, con forti influssi industrial e già un’oscurità notevole. Ben evocata da effetti stridenti, crea un’angoscia che cresce per oltre due minuti e mezzo. Fino a che non spunta un beat quasi da musica dance e subito dopo una melodia circolare.
Entrambi sono una base che tornerà a tratti, seppur non in una maniera così pulita come in avvio. Spesso infatti le percussioni sintetiche accelerano in blast beat folli, vertiginosi, mentre le melodie sono sottese a un mare rumoroso, allucinante. Come si sente bene al quarto minuto, dopo un’altra breve pausa oscura.
Parte da lì una lunghissima teoria di momenti, molti dei quali puntano su frenesia e caos. Di base, in essi si intrecciano le urla distorte di Wroth, riff black portati all’estremo della loro potenzialità eterea, aiutata anche dai synth che li seguono, e tanti altri suoni (soprattutto elettronici). Seppur a tratti spuntino anche melodie ansiogene ed elementi quasi avant-garde, che rendono il tutto se possibile anche più spaziale.
Sono tuttavia presenti anche rallentamenti più musicali: in certi frangenti riprendono l’avvio dopo l’intro, in maniera più fredda e industrial. Altrove invece sono più preoccupati, con melodie oscure ma anche un riffage diretto, di vago influsso thrash. E altrove ancora il ritmo rallenta moltissimo, per sezioni lente: a tratti dimesse, altrove hanno persino una malefica solennità.
In generale, il tutto non cerca per forza l’estremismo e il caos: anche i momenti più rumorosi a volte sanno essere musicali. Ed esprimere anche qualcosa in più: ci sono fasi in cui la cappa evocata dai Darkspace è avvolgente, quasi calda e ha persino un vago retrogusto malinconico. Seppur altrove sia gelida come il ghiaccio, specie nei momenti più pestati. O in quelli, al contrario, più espansi, con giusto vaghi echi musicali e sussurri: ne spuntano diversi, e spesso sono inquietanti quanto i momenti più metal di Dark Space III I.
Il tutto in un saliscendi spossante (ma del tutto soddisfacente) attraverso l’oscurità più totale, che colpisce in faccia l’ascoltatore per quasi venti minuti, prima di perdere forza. Ma il pezzo non è ancora finito: c’è spazio anche per una lunga e lenta coda, dominata da una tetra melodia ossessiva. Si ripete fino a spegnersi in una coda di fuzz stridenti e influssi industrial, del tutto allucinata. In un vortice oscuro e splendido che chiude una canzone perfetta, mai noiosa neppure nei suoi ventisette minuti e mezzo!

Anche 4.19 attacca cupa ma calma, con altri suoni industriali, mai così dissonanti coi loro echi nel vuoto, aiutati anche da un ansimare. Tempo un minuto e mezzo, però, e da essi comincia a emergere un riff ridondante, quadrato. Suona come i Rammstein se si dessero al thrash metal: accompagnato dagli stessi effetti iniziali, va avanti a lungo, per un effetto estraniante notevole. E torna diverse volte lungo il pezzo.
I Darkspace lo alternano spesso con momenti più black, ma anch’esso particolare: con fraseggi da pura musica elettronica, risulta ancor più alienante. Ma in un senso musicale, come in un oscuro trip acido: colpiscono alla grande, e risultano fruibili in maniera eccezionale per quella che è la musica degli svizzeri. Lo stesso vale per i tratti più lente, in cui Wroth e Zhaaral propongono melodie di chitarra ridonanti, ipnotiche. Esprimono un’angoscia e un malessere palpabile, opprimente, ma al tempo stesso avvolgente, vivo.
Tra lunghi momenti di calma sinistra – come quella al centro, estesissima e molto ambient – e macigni ripetitivi ma efficaci, ci ritroviamo dentro diciotto minuti e mezzo splendidi. È una sequenza del tutto strumentale (o quasi, se si escludono lievi echi), ma in fondo il cantato non serve. Il risultato è un gioiello alla pari col precedente: in effetti, Dark Space III I poteva anche limitarsi a queste due tracce, e sarebbe stato da voto pieno. In coda però i Darkspace schierano 4.20, un brano non all’altezza. Ma non per molto: un altro lungo intro di effetti inquietanti che sorge dall’outro della precedente, poi gli svizzeri vanno all’assalto.
Nel giro di un minuto, ci si ritrova in una tempesta già pestatissima, col blast beast costante e un riffage di urgenza assoluta al di sopra. E col tempo, diventa anche più convulso: all’inizio è angoscioso, ma a tratti assume anche un lato cosmico, apocalittico, dato da cori sintetici molto penetranti. Mentre altrove assume anche un tocco di melodia, che lo rende però solo più stordente. Il tutto inquadrato in un gioco di sfumature sottili che funziona di nuovo molto bene.
Questa norma va avanti in due lunghi momenti, all’inizio e poi nella seconda metà. A dividerli al centro c’è un altro momento che ricorda molto la norma “thrashy” del brano precedente. Il che è l’unico problema del pezzo, dandogli un po’ di senso “già sentito”: in fondo però non troppo. Stavolta se non altro la musica è più spaziale, con tastiere psichedeliche che dominano. Ricordano quasi quelle di From the 13th Sun dei Candlemass, ma con molta più inquietudine. Data da toni taglienti e anche dagli scream in sottofondo.
Ottimo anche il finale, all’inizio quasi da black metal classico, almeno rispetto al resto, col suo riffage a zanzare e il senso tetro che lo anima. Devia poi in una frazione doom di oscurità opprimente e quindi in un breve finale che torna a macinare per l’ultima volta. Un ulteriore arricchimento per un brano non all’altezza delle altre due canzoni, ma solo per la loro eccezionalità. Parliamo sempre di un piccolo gioiello, che sarebbe un picco assoluto in quasi ogni altro album. E che anche qui sfigura ben poco!

Come già accennato nell’introduzione, Dark Space III I non è un album per tutti. Se anzi uno preferisce musica anche solo un minimo diretta e fruibile, farebbe meglio a guardare altrove. Se però hai tempo e voglia di entrare nell’universo oscuro e gelido dei Darkspace, il mio consiglio è di non esitare neppure un istante. Ti ritroverai davanti a un vero capolavoro, sostanzioso e che saprà avvolgerti per ore nelle sue atmosfere buie e meravigliose!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Dark 4.1827:24
2Dark 4.1918:31
3Dark 4.2018:24
Durata totale: 01:04:19
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Wrothvoce e chitarra
Zhaaralchitarra e backing vocals
Zorghbasso e backing vocals
ETICHETTA/E:Avantgarde Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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