Silver Nightmares – The Wandering Angel (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Wandering Angel (2020) è il primo album dei Silver Nightmares, band palermitana nata nel 2018.
GENEREUn hard rock melodico che sposa una base progressive rock, a tratti preminente. C’è spazio anche per qualche momento più pesante da un lato, e dall’altro per influssi e suoni eclettici.
PUNTI DI FORZAUn suono personale, ben aiutato da una capacità melodica almeno discreta, una buona attenzione contro la monotonia e qualche spunto notevole di raffinatezza, sia nella musica che nelle atmosfere.
PUNTI DEBOLIDiverse ingenuità, con le tracce che a volte prendono strade poco funzionali: colpa della voglia della band di sperimentare, a tratti eccessiva. In più, una registrazione un po’ secca, da demo.
CANZONI MIGLIORIDame Nature (ascolta), D.D. (Dick Dastardly) (ascolta)
CONCLUSIONIThe Wandering Angel non è perfetto, ma si rivela un EP onesto. E promette bene per il futuro dei Silver Nightmares.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
66
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Sicilia: in ambito della musica dura, una terra famosa per i suoi gruppi estremi e in particolare quelli black metal. Ciò non significa, però, che nella regione insulare non esistano band di altri generi, anche più melodici. Come i Silver Nightmares, un esempio estremo di questo fatto.
Nati nel 2018 a Palermo, credo sia improprio definirli metal, e anche “rock duro” è una definizione non del tutto calzante. Di base, questo trio siciliano mescola un hard melodico e una base progressive rock a tratti preminente. Certo, ci sono anche momenti più pesanti, a volte di orientamento metal; dall’altra parte però i Silver Nightmares mostrano influssi e suoni eclettici. Come dimostra bene The Wandering Angel.
EP d’esordio assoluto per i siciliani, si rivela un album già con qualcosa da dire. In primis, per quanto riguarda la varietà: al contrario di molti all’esordio, la band sa già evitare con cura la monotonia. Merito anche delle sue capacità melodiche, almeno discrete in senso generale, e con spunti notevoli in fatto di raffinatezza e consapevolezza.
Il tutto a corredare un concept sulla perdita di spiritualità che si riverbera a volte nelle atmosfere di The Wandering Angel, a tratti belle profonde. Seppur altrove i Silver Nightmares non riescano a incidere allo stesso modo: in diverse scelte, i siciliani suonano ancora ingenui. Ogni tanto le tracce prendono strade poco funzionali: colpa a tratti di una volontà di sperimentare spinta troppo oltre. Se è positivo che la band abbia uno stile così personale, dovrebbe evitare simili eccessi e impostare la propria musica in maniera più coesa.
Per fortuna, sono tutti difetti di gioventù: con una maggiore esperienza, i Silver Nightmares sapranno di certo superarli. Come possono fare di meglio sul lato della registrazione: The Wandering Angel ha un suono un po’ secco, da demo, il che a tratti limita la sua resa. Ma non troppo: in generale, parliamo di un EP piacevole. E anche piuttosto promettente per il futuro!

L’iniziale The Wandering Angel se la prende con molta calma nell’andare al sodo. Si parte da un lungo, espanso intro, con sonorità serene, lievi, quasi dream pop reso più leggero. Una trentina di secondi di musica “celestiale”, poi i Silver Nightmares svoltano, ma senza strappare. Per quanto il riff sia hard rock, rimane in secondo piano, mentre a dominare sono le melodie, elettroniche, vocali o sempre di chitarra.
Tra momenti più densi e altri più spogli, è un’evoluzione che procede piuttosto ritmata, incalzante, almeno fino a bridge che cambiano di nuovo strada. Malinconici, più lenti e prog, si immettono poi in ritornelli anche più leggeri, con lievi cori e melodie su una base a tratti persino statica. Niente male in sé: con la loro sofficità, avvolgono in maniera discreta. Purtroppo però con l’altra anima del brano centrano poco: il risultato è uno scalino un po’ stridente tra le due parti.
A parte l’assolo, non c’è altro in un pezzo non troppo riuscito: è gradevole, ma tutt’altro che eccezionale. Seppur così si ritrovi a rappresentare bene l’EP a cui dà il nome, nelle sue potenzialità come nei suoi difetti.
Di sicuro, i siciliani fanno meglio con D.D. (Dick Dastardly). Un campionamento preso da qualche episodio in cui appare l’omonimo personaggio dei cartoni animati Hanna-Barbera, poi ci ritroviamo all’improvviso in un vortice più rapido. E tagliente, anche: per quanto non siano chissà quanto pesanti, le ritmiche dei Silver Nightmares raggiungono le vette di energia più alte di The Wandering Angel. Avvicinandosi a tratti persino alle branche più melodiche del prog metal.
Accade in particolare all’interno di alcuni sfoghi che appaiono qua e là, in cui la band mostra il proprio estro progressivo. A tratti con una vaga vena oscura, di solito però sono molto solari. Fatto condiviso dal resto del pezzo: i momenti più leggeri che li inframezzano esprimono vera allegria. Merito non solo della base musicale o degli assoli (di chitarra, ma sulla trequarti anche del flauto di Ace of Lovers), bensì anche della tromba di Alessio Maddaloni e dell’ospite Davide Severino. Donano al tutto un tocco di bizzarria che però ci sta bene. E portano questo brano, del tutto strumentale, neppure troppo lontano dal meglio dell’EP!

Un avvio elettronico che sembra suggerire un esplosione potente, poi Light Years Away parte invece con melodia. Il riffage di Mimmo Garofalo e Tody Nuzzo ha ancora una durezza da metal melodico in molti tratti, come l’avvio o parte delle strofe. Di solito però il resto della musica compensa con più leggerezza: insieme, formano un affresco con una certa delicatezza malinconica, che incide bene.
La si può ben sentire sia nella struttura, a tratti anche un po’ contorta, sia nei ritornelli che riportano ordine. Non catchy in maniera zuccherosa ma orecchiabili e carini, svolgono bene il loro lavoro. Come del resto accade agli altri dettagli: tra l’assolo imperioso a metà e la sezione intimista alla trequarti, il gruppo sa come creare qualcosa di piacevole. Seppur, a dire il vero, il pezzo non vada molto oltre: pur essendo carino, a tratti risulta un po’ anonimo, e in The Wandering Angel non spicca molto.
Va però meglio con David the King: stavolta inizia lieve, con un fraseggio di chitarra pulita e un flauto che fa all’istante venire alla mente i Jethro Tull. Ma rispetto alla band di Ian Anderson i Silver Nightmares hanno da subito un piglio più allegro e rilassato. Un piglio che nel brano vero e proprio si sviluppa meglio.
Circa un minuto, poi l’elettricità sale, senza tuttavia spezzare l’aura soddisfatta, che anzi si addensa di più. È una costante di tutti i passaggi incolonnati dai siciliani, in maniera stavolta libera, senza strofe o refrain. Ma ben composta: le melodie tendono a ripetersi qua e là, in qualcosa di complesso ma armonioso.
Unica eccezione a questa norma è il breve passaggio centrale: un po’ più spoglia, fa calare un’ombra sul pezzo. Che però rimane solo come una nuvola passeggera, prima che di un ritorno con ancor più forza verso toni positivi. Fino a culminare in un ottimo assolo: è la ciliegina sulla torta di un episodio forse non eccezionale, ma di buonissimo livello.

Se finora l’EP è stato ottimo, è un’altra storia con Dame Nature. All’inizio, i palermitani la prendono di nuovo con molta calma: è un preludio crepuscolare, dalla nostalgia teatrale. Una base che poi è destinata a crescere, ma con molta lentezza, fino a raggiungere la norma principale.
Più ritmata, ha però la stessa anima: la si sente bene nei momenti più soffici e preoccupati, di puro carattere prog rock. Seppur il meglio siano quelli più duri: col pianoforte di Gabriele Taromina e ritmiche più preoccupate che potenti, che aiutano bene il pathos ricercato del resto, risultano deliziose.
Sono il perfetto contraltare di ritornelli altrettanto validi. Stavolta la melodia vocale è davvero riuscita: coi suoi toni AOR esplode benissimo, e aumenta ancora di più l’intensità emotiva del tutto. Un’intensità profonda, spirituale, di gran significato.
Lo stesso scopo viene svolto alla grande anche dai dettagli di contorno. Ottima, in tal senso, la lenta fase centrale, quasi sinfonica: dà un respiro diverso alla canzone, prima di un ritornello finale più pestato (di poco) della media. Anche se il momento migliore si rivela quello finale: parte da basi dolci, con la guida del piano, per poi svilupparsi in qualcosa di ossessivo.
Scandito dai cori, conferisce un finale sognante e validissimo a un piccolo gioiello, il picco assoluto della scaletta. Scaletta che a questo punto sarebbe anche terminata: in coda però i Silver Nightmares piazzano, come una sorta di traccia bonus, la versione editata per la radio di The Wandering Angel. Non c’è molto da dire: a parte l’assenza del lungo intro e con l’assolo sovrapposto all’ultimo refrain, è la stessa canzone già sentita in precedenza. E non aggiunge molto al disco: può risultare interessante come curiosità, ma se non ci fosse stata non se ne sarebbe sentita la mancanza.

Come già avrai capito, The Wandering Angel non è perfetto. Si tratta però di un EP onesto, che può starci come esordio, se non altro per alcuni spunti che i Silver Nightmares potrebbero sviluppare bene in futuro. Di sicuro, i siciliani sono una band da seguire: dovranno lavorare un po’ per riuscire a emergere, ma non è escluso che ci riescano nel migliore dei modi. Dopotutto, il primo passo sarà stato un po’ timido, ma si è mosso nella giusta direzione!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The Wandering Angel04:33
2D.D. (Dick Dastardly)03:24
3Light Years Away04:00
4David the King03:55
5Dame Nature06:40
6The Wandering Angel (radio edit – bonus track)03:39
Durata totale: 26:10
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Gabriele Taorminatastiere
Alessio Maddalonitromba, batteria e percussioni
Gabriele Espositobasso
OSPITI
Simone Bonomovoce
Michele Vitranovoce
Mimmo Garofalochitarra
Tody Nuzzochitarra
Ace of Loversflauto
Davide Severinotromba
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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