Aversed – Impermanent (2021)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEImpermanent (2021) è l’esordio sulla lunga distanza degli Aversed.
GENEREUn progressive metal estremo di matrice death, spesso melodico (ma non solo). In continuo movimento, oscilla tra atmosfere aperte e lidi più estremi, a cui contribuiscono diversi influssi.
PUNTI DI FORZADettagli come la voce di Haydee Irizzarry, a suo agio sia col growl che nei momenti di pulito. Il segreto del disco sono però le sue mille sfaccettature, ben gestite per esaltarne la musicalità e senza eccessi tecnici.
PUNTI DEBOLIUna lunghezza un filo eccessiva, una relativa mancanza di hit. Ma sono particolari poco incisivi sulla resa generale.
CANZONI MIGLIORIClose My Eyes (ascolta), Impermanent (ascolta), Natsukashi (ascolta)
CONCLUSIONIImpermanent si rivela un gioiello ricchissimo di qualità e di spunti significativi. Chi ama il death progressivo più melodico dovrebbe perciò dare agli Aversed una possibilità!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
91
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Impermanenza: un concetto buddista che indica il continuo divenire, la transitorietà di ogni fenomeno. Un concetto che è applicabile bene alla musica degli Aversed.
Nati a Boston nel 2009 (come Aversion, nome cambiato poco dopo in quello definitivo), non hanno avuto la fretta di tanti altri ai giorni nostri. Negli anni successivi, hanno pubblicato solo un paio di EP, e con ogni probabilità si sono impegnati a fondo per crescere e maturare. Un processo ben udibile all’interno del full-length d’esordio degli Aversed, intitolato appunto Impermanent e uscito lo scorso 19 marzo.
Si tratta di un lavoro personale e ben studiato a partire dallo stile, non quello che uno si aspetterebbe. Gli statunitensi di base suonano un progressive metal estremo di origine death. Non mancano spunti più violenti, ma di solito quest’ultimo genere è in senso melodico: è funzionale alle frequenti aperture del disco verso l’armonia. Ma all’interno di Impermanent non mancano influssi più estremi, provenienti soprattutto da black, groove e metalcore. Anch’essi ben integrati nella musica degli Aversed.

Si tratta di uno stile molto personale, grazie per esempio alla voce di Haydee Irizarry. Si mostra a suo agio sia nei momenti puliti, articolati e profondi, sia quando tira fuori un growl che per grinta non sfigura nei confronti dei suoi colleghi maschi. Ma anche diversi cambi repentini contribuiscono a rendere l’album personale e mai scontato.
Soprattutto, però, Impermanent può godere delle mille sfaccettature, che gli Aversed gestiscono molto bene. Il loro songwriting a tratti è complesso, ma mai troppo cervellotico: al contrario, le composizioni hanno sempre la musicalità al centro. La tecnica, per quanto di alto livello, è invece sempre al suo servizio: il risultato è un disco senza alcun eccesso in tal senso. Mentre la sostanza non manca mai.
Certo, Impermanent non è esente da qualche difetto. Per esempio, la sua lunghezza: a tratti la sua ora scarsa di durata pesa, e in proporzione ci sono poche vere hit – ma i brani di livello sono molti. In fondo però sono fattori che incidono poco sugli Aversed, che di solito svolgono il loro compito a meraviglia. Per un risultato, come leggerai, di altissimo livello!

Le danze si aprono con Natsukashi: comincia molto lieve, con una chitarra molto prog affiancata a quello che sembra un pianoforte. Gli si accoppiano poi anche degli archi, che vanno nella stessa direzione: meno di trenta secondi, però, e il batterista Jeff Saltzman lancia un vortice già subito molto pestato e potente. Ma non in maniera aggressiva o feroce: sin dall’inizio, a dominare è un bel senso profondo, melodico.
È una caratteristica che a tratti gli Aversed perdono, nei momenti più death classico o in quelli più convulsi e tecnici che spuntano qua e là. Ma di solito è anche più forte: lo si sente nelle strofe, melodeath veloce e spesso di retrogusto “Gothenburg”. Ancora di meglio fanno i ritornelli: Irizarry usa la voce pulita e dà al tutto un tocco malinconico, seppur la base sia ancora pesante.
Lo stesso dualismo si ritrova, ancor più polarizzato, nella lunga seconda metà: alcuni momenti sono stridenti e di rabbia palpabile. C’è però spazio anche per fasi molto più aperte, persino leggere a livello d’atmosfera. In un contrasto di luce e ombre nette che però rafforza soltanto entrambe: ne risulta una progressione dinamica e incalzante fino al finale, che invece si spegne in qualcosa di stanco ma di ottima atmosfera. Giusto per chiudere una traccia spettacolare, subito alle spalle del meglio del disco che apre!
Va però ancora meglio con Close My Eyes, che inizia con una falsariga quasi da black melodico o persino da gothic metal. In seguito, sarà anche la base dei chorus: sognanti, melodiosi, colpiscono bene con un’aura quasi positiva, anche nei momenti dei growl. E la melodia principale pulita di Irizarry funziona pure meglio.
Anche il resto però non è poi così oscuro: le strofe sono semplici, con ritmiche graffianti e semplici. Hanno un lato armonioso così spinto che ricordano quasi il power metal, fatto confermato anche dalla voce pulita della frontwoman. C’è spazio pure per uno scatto più death nella loro seconda metà, ma dura poco, prima di sfociare in bridge massicci e grintosi, adatti ai refrain.
A parte alcuni fraseggi persino maideniani e un lungo passaggio quasi del tutto strumentale, centrato su assoli vorticosi ma ben fatti – e un tratto melodica e cantata al centro – nel pezzo non c’è altro. E non serve: per quanto lineare, abbiamo una canzone efficacissima, uno dei picchi assoluti di Impermanent!

Laboratory attacca lenta e sinistra, con un riff strisciante che ricorda ancora di più il black metal. Un gusto che gli Aversed non abbandoneranno del tutto nel pezzo: a tratti anzi torna fuori, in frazioni vorticose col blast beat e le chitarre stridenti di Sungwoo Jeong e Alden Marchand.
Spesso però la musica è più grassa e pesante: le ritmiche di base sono grasse, a metà tra metal moderno e addirittura echi djent a tratti. Si scambiano con l’altra norma fino a circa il centro, quando la musica prende una piega diversa: per un po’, ci si muove su qualcosa di scomposto, quasi da techno death. Anche se in seguito l’alternanza torna, seppur in maniera più espansa. Intermezzata da una sezione lenta e cupa, con echi industrial, sfocia in un finale speculare rispetto all’inizio. Che chiude un episodio non eccezionale, anzi: si tratta forse del meno bello e significativo del disco. Pur essendo almeno di livello molto buono.
Di certo, non sfigurerebbe tanto se non fosse piazzato tra due squilli assoluti. Sì, perché ora gli Aversed piazzano Impermanent, lunga traccia che se la prende con (relativa) calma. Inizia da un intro mogio, con solo la chitarra acustica: tempo mezzo minuto, però, e il metal deflagra con urgenza.
Da ora in poi, il dinamismo è sempre al centro dell’azione degli americani: la falsariga principale, per quanto melodeath, prosegue frenetica e nervosa. Ancor di più lo sono certi stacchi terremotanti, death metal arcigno e rabbioso, giusto un pelo mitigato dalle lievi tastiere che lo corredano.
C’è tuttavia spazio anche per alcuni rallentamenti: a volte, l’impellenza del resto li contagia. Altrove però il pezzo tende ad aprirsi. Pian piano, la melodia allora penetra: in certi frangenti si esplica in tratti ancora serrati, ma più dimessi. Seppur a spiccare siano i momenti più espansi e nostalgici, in cui Irizarry torna a mostrare la sua bravura con la voce pulita.
Degno di nota anche lo stacco centrale, che per qualche istante si acquieta. Ombroso e sentito, fa respirare bene quello che per il resto è un vortice complicatissimo, pieno di svolte repentine e di cambi d’atmosfera che stupiscono. Così ben studiato in ogni dettaglio, peraltro, da funzionare in ogni suo istante: la conseguenza è l’episodio migliore del disco a cui dà il nome insieme a Close My Eyes!

Anche Abandoned si avvia piano, con un inizio prog che ricorda gli Opeth dei momenti più calmi. Una situazione che dura poco, prima che il metal torni a fluire. Stavolta però senza foga: ci ritroviamo in un ambiente progressive metal moderno, crepuscolare ma non aggressivo. Una base che poi si evolve rafforzando le ritmiche verso il melodeath, ma che rimane sul lato più aperto di Impermanent.
A tratti però gli Aversed virano verso una norma molto più imperiosa e rapida: ricorda quasi gli At the Gates in certi momenti, per la rabbia accoppiata però a una base sempre melodica. In uno scambio costante nella struttura: seppur spesso gli arrangiamenti o le melodie varino, la base rimane quella. E non è un problema: i bostoniani si trovano a loro agio pure giocando sul semplice. Nonostante i suoi quasi sei minuti e mezzo, il pezzo coinvolge sempre. E pur non essendo tra i migliori del disco, si rivela comunque un gioiellino!
Va però ancora meglio con Solar Sea, che dopo un preludio delicato entra in scena calma, metal melodico molto avvolgente e solare nelle chitarre di Jeong e Marchand. Ma siamo ancora nell’introduzione: un’altra breve pausa, e gli americani tornano verso lidi più crepuscolari.
L’evoluzione di base lo è parecchio, tra momenti più solidi, rocciosi e altri vorticanti, con Saltzman che sfodera il blast beat. Tuttavia, spesso gli americani se ne dipartono: in alcuni casi sono quasi mogi, pur rimanendo nel metal. Di solito però si tratta di aperture notevoli: si dividono tra quelle arrembanti, quasi thrash melodico o power, e quelle che invece rileggono l’inizio. In modo dinamico ma a modo suo vitale, positivo, grazie all’ennesima bella prestazione di Irizarry e a un riffage che sa evocare la giusta aura.
Ottima anche la svolta a circa metà del brano, che conduce la musica verso lidi più duri, di media. Non mancano anche qui aperture, a tratti di retrogusto power anche più forti che in precedenza. Altrove però il melodeath domina, e sulla trequarti il lato più cattivo degli Aversed prende il sopravvento. Ma è solo il prodromo a un finale che poi torna alla melodia e alla preoccupazione, in cui alla fine si spegne, per una lunga coda molto soffice e melodiosa. La giusta chiusura per un altro pezzo lungo ma senza quasi sbavature, neppure troppo lontano dal meglio di Impermanent!

Stavolta, Malaise entra subito nel vivo possente, con un chiaro influsso groove metal. Presto tuttavia intraprende una via molto più progressiva e intricata: un’anima che spunta spesso, anche a corredo di momenti invece più diretti e potenti. Le rifornisce di una bella dose di nervosismo, ben evocato anche dal resto, spesso veloce e serrato con la doppia cassa di Saltzman che è una costante.
Come da norma degli statunitensi, però, il pezzo non è tutto estremo o diretto al punto. C’è spazio anche per delle ottime aperture più leggere. Dimesse, ombrose, con un velo di tristezza, funzionano bene però nel tessuto generale. Come funzionano i momenti che mescolano le due anime in qualcosa di pestato ma al tempo stesso etereo, con un vago retrogusto addirittura post-metal.
Da citare è anche la fase centrale, tortuosa e progressiva: oscilla tra momenti sinistri, striscianti e altri più aperti, calmi. Ma poi la musica prende una via ancora più vorticosa e tecnica, per un finale di alto livello strumentale. Adeguato alla fine di un episodio forse non eccezionale ma coi suoi momenti azzeccati: può essere sotto la media (di poco) solo in un album come Impermanent!
Anche Spiraling inizia moderna, con sonorità stavolta metalcore o persino deathcore. Una suggestione che col passare del tempo gli Aversed mantengono: certi passaggi oltre al melodeath ricordano anche la branca del genere che ne ha preso le mosse. In un connubio ben riuscito: sia i momenti più veloci che quelli rallentati e sinistri generano una bella aura inquieta.
La stessa emozione viene però evocata anche dalle fasi più aperte: anche se Irizarry usa sempre il pulito, il tutto non è estroverso. Anche nei momenti più soffici, è la preoccupazione a dominare. Che lascia un po’ di spazio, giusto in qualche vago stacco di retrogusto thrash. E soprattutto nella parte centrale.
Più rilassata, quasi riflessiva, mostra il buon riffage di Jeong e Marchand, serioso e potente. Ospita nella giusta maniera anche un bell’assolo, ancora da metal melodico. Una buona finestra di calma in una canzone che non lo è affatto, e che anche per questo è dotata della giusta varietà. Il risultato in effetti è sempre di spessore, e pur non essendo tra le punte di diamante della scaletta sfigura ben poco nei loro confronti!

A questo punto, siamo ormai agli sgoccioli: c’è rimasto spazio giusto per Nightshade. Brano più lungo di Impermanent, al suo interno gli Aversed provano qualche piccolo esperimento. A cominciare dall’avvio, in principio molto calmo per poi spostarsi su armonizzazioni da black metal melodico.
Pochi secondi, tuttavia, e il tutto entra nel vivo con un’impostazione particolare, dalle dissonanze quasi post-hardcore mescolate nella rabbia death del tutto. Ma il lato sentito in precedenza non è sparito: torna anzi in qualche stacco che rappresenta il momento più black dell’intero lavoro.
Il complesso crea un’aura davvero oscura, opprimente. Ma non dura per tutta la durata della canzone: spesso anzi gli americani staccano come riesce loro meglio. È il turno allora di fasi persino solari, che alleggeriscono il tutto e fanno respirare un po’ l’ascoltatore. Prima che un altro assalto torni a colpirlo.
La struttura è una continua evoluzione che va avanti fino a circa metà, prima di aprirsi. Per un attimo sembra quasi di risentire gli Opeth, ma l’oscurità deglis vedesi è sostituita da una calma delicata, avvolgente. Sottolineata anche dagli archi, oltre che dalle armonie di chitarra pulita, incide bene prima che il gruppo torni a correre. Con però molta melodia, che presto prende di nuovo il sopravvento sulla velocità.
Al di là di un brevissimo sfogo che riprende la prima metà sulla trequarti, il finale è tutto dedicato a una relativa tranquillità. Tranquillità che a tratti riprende addirittura al centro, per poi farsi più ritmata alla fine. Seppur vi sia il blast beat, è un finale etereo, atmosferico, sognante, di gran malinconia. Perfetto contraltare di una chiusura in grande stile, l’ennesimo traccia eccellente del disco che chiude!

Per concludere, Impermanent è un lavoro lungo ma ricchissimo di qualità e di spunti significativi. Il meglio è però che gli Aversed sembrano ancora avere qualche margine di miglioramento. Ecco perché, se ti piace il death metal progressivo nelle sue branche più aperte e melodiche, gli statunitensi sono i tuoi uomini. Concedi una possibilità a questo loro esordio, e son sicuro che te ne innamorerai!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Natsukashi05:29
2Close My Eyes05:35
3Laboratory04:13
4Impermanent06:45
5Abandoned06:21
6Solar Sea07:36
7Malaise05:52
8Spiraling06:27
9Nightshade08:35
Durata totale: 56:53
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Haydee Irizzaryvoce
Sungwoo Jeongchitarra
Alden Marchandchitarra
Martin Epsteinbasso
Jeff Saltzmanbatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Mind Eraser PR

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