Sullen Guest – Chapter III (2021)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBand lituana, i Sullen Guest con Chapter III (2021) pubblicano il terzo capitolo, in cui spiccano interessanti doti artistiche.
GENEREDoom metal spolverato di arrangiamenti death.
PUNTI DI FORZABuono il sound e la qualità tecnica è di alto livello. Da sottolineare lo sviluppo delle tematiche proposte dalla band, rivolte alla sofferenza.
PUNTI DEBOLILa proposta non è proprio originale, e il cantato è da curare nelle dinamiche.
CANZONI MIGLIORIDewfall (ascolta), Samsara (ascolta)
CONCLUSIONII Sullen Guest interessanti ma poco originali. Il risultato è che Chapter III tutto sommato è un prodotto di buona qualità, ma non eccellente.
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Spotify
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp
SCOPRI IL GRUPPO SU:Facebook | Instagram | Bandcamp | Youtube | Spotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
65
COPERTINA
Clicca per aprire

Terzo lavoro per la band lituana che, ispirata da sonorità cupe ed estreme, propone questo lavoro in studio che si presta ad essere un altro tassello nell’enorme ed oscuro mosaico che ospita band del calibro di Paradise Lost, My Dying Bride e Anathema
I Sullen Guest si muovono agili proponendo essenzialmente doom metal, ma ci tengono a sottolineare l’ importanza della presenza del death nelle loro composizioni, che, in qualche modo, edulcora la pillola, rendendo meno pesanti gli arrangiamenti.
Tema portante del disco è l’emozione umana, il dolore, la paura, la fragilità urlate da un uso del comparto vocale estremamente emotivo nel suo intercedere.
La copertina del disco, descritta direttamente dalla band, simboleggia la vita e la morte; entrambe impersonificate da una donna intenta a reggere una candela (accesa per la vita, spenta per la morte). Il fumo disegna un simbolo alchemico conosciuto come “Ouroboros”, la cui origine si perde nella notte dei tempi e che rappresenta il ciclo infinito della vita, dell’ energia universale, che finisce, divora sé stessa e si rinnova continuamente.
Simbologia profonda e ricercata, oppure solo l’ utilizzo di frammentarie conoscenze esoteriche utili solo a darsi un tono?
Chi può dirlo, l’ importante è che dietro l’ ostentazione di simbologie varie, soprattutto in questo ambito ci sia quantomeno cognizione di causa; è sempre sottile la linea di demarcazione che divide il ridicolo dall’ atteggiamento appassionato e curioso.
Per prendersi ancora più sul serio, nella loro descrizione biografica, la band racconta di aver effettuato un’ accurata ricerca nei suoi membri che prevedeva, oltre al background musicale, anche l’aver vissuto esperienze emotive forti, proprio per impregnare il sound di vero dolore e dare maggiore forza alle tematiche proposte.
Calarsi nel dolore dei Sullen Guest, o perlomeno averne vissuto una parte creerà veramente empatia con la band? Le loro canzoni sono realmente la catarsi del dolore puro di cui si sono vestiti i membri stessi?
Forse il mio ascolto non è stato così accurato, ma nessun brivido mi ha attraversato la schiena, pur avendo nel mio piccolo un bagaglio di sofferenze da sfoggiare in casi come questo.
Bisogna ammettere che a livello di marketing si pongono bene. È chiaro che un genere caratteristico come il doom sia amato per lo più da adolescenti (o ex) pregni di frustrazioni e mancanze di affetto, ma credo anche che ci sia un forte tratto ispirativo attinto dalle band sopra citate, e questo va al di là delle umane sensazioni.
Non basta solo definirsi depressi per cambiare colore alla propria musica.
In ogni caso ho trovato il disco di buona qualità, un buon prodotto che però necessita a mio parere di un passo ulteriore per poter ergersi dal mare oscuro in cui si sono gettati. Non parlo di un fattore stilistico, bensì della ricerca di originalità che, nonostante l’ impegno estetico nel presentare il progetto e permearlo di significati e tematiche, il tutto mi sa di già sentito.
Encomiabile la scelta dell’ autoproduzione che garantisce la massima libertà di espressione permettendo alle innegabili qualità artistiche di cui i membri sono dotati di esprimersi al meglio. Scelta a mio avviso che premia l’ottima resa di esecuzione.
Ottima anche la cura del sound, la sezione ritmica esce vincente dal mix, ed il basso si impone come uno schiacciasassi dal suono molto curato.
A mio gusto lascerei molto più spazio alle parti strumentali in quanto la voce è onnipresente e, non avendo un range dinamico in cui spaziare, risulta stancante, anche se qualche soluzione con delay e distorsori talvolta ne spezza la monotonia.
In conclusione un buon lavoro a cui manca poco per diventare ottimo, ma che si contende tranquillamente un posto di rilievo nell’ universo doom metal senza ancora esserne un riferimento.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Nothing Will Be Forgotten07:40
2Dewfall07:01
3Mortal Cord05:03
4Footprints06:37
5Limbonic Perdition07:00
6Samsara05:45
7October Lullaby05:45
Durata totale: 44:51
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Inanitasvoce e chitarra
Tenebrachitarra
Doloribusbatteria
OSPITI
R. Budriūnasflauto
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Metallurg Booking & Promotion

Potrebbero interessarti anche...

2 risposte

Aggiungi il tuo commento

Google-Translate it!