In Tormentata Quieta – Krononota (2021)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEKrononota (2021) è il quinto album dei bolognesi In Tormentata Quiete.
GENEREUn avant-garde metal più tranquillo, espressivo, caldo rispetto alle coordinati spaziali del precedente Finestatico (2017).
PUNTI DI FORZAUno stile ancora molto personale, ben supportato da una grande capacità di variare, di gestire le proprie tante influenze e in generale di incidere. Grazie anche agli immaginifici testi in italiano, ne viene fuori un album sognante, magico, di calore e intimismo mediterraneo.
PUNTI DEBOLIUna flessione nella seconda metà, ma piuttosto lieve: dà davvero poco fastidio alla resa complessiva.
CANZONI MIGLIORIAll’Alba: Sapor Umbro (ascolta), Alla Mattina: Color Daunia (ascolta), Al Pomeriggio: Lo Sguardo d’Anteo (ascolta)
CONCLUSIONIKrononota è l’ennesimo album grandioso degli In Tormentata Quiete: si rivelerà oro per le orecchie dei pochi amanti di avant-garde e metal sperimentale.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
93
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Sempre alla ricerca di nuovi orizzonti: volendo, potrebbe essere questo il motto degli In Tormentata Quiete. In effetti, questa band nata a Bologna nel lontano 1998 non ha mai prodotto due album uguali. Al contrario, la sua carriera è stata una continua evoluzione: un processo proseguito anche di recente, con Krononota.
Quinto album degli In Tormentata Quiete, per certi versi conferma alcune premesse sentite nel precedente Finestatico, specie sul lato atmosferico. Ma dall’altro ne abbandona i toni più spaziali per qualcosa di più intimo: ora l’avant-garde metal dalle mille influenze del gruppo mostra toni più caldi e “mediterranei”. Merito di forti venature folk al posto dell’elettronica e di una componente melodica molto forte: aiutano la musica del gruppo ad adattarsi bene al concept più intimo di Krononota.
Non che manchino momenti più oscuri o estremi: come sempre, gli In Tormentata Quiete mostrano di saper variare i propri toni. E di farlo bene: se le coordinate stilistiche sono cambiate, il livello compositivo rimane altissimo. Lo dimostrano le mille sfaccettature che il gruppo imposta, a livello musicale come vocale: i ben tre cantanti della formazione si intrecciano bene per conferire alla musica toni sognanti, magici.
Merito, da questo punto di vista, anche dei testi: come sempre in italiano, si rivelano sempre incisivi. Il concept dietro al disco è tutt’altro che immediato, ma la scelta di parole è sempre ottima, e dà una marcia in più. Un giusto contraltare per un disco ricchissimo di elementi vincenti e senza quasi momenti morti: di fatto, Krononota si rivela un altro colpo messo bene a segno. Con cui gli In Tormentata Quiete ribadiscono di essere una delle più solide (e sottovalutate) realtà del metal italiano.

Più che una opener, Urlo del Tempo è quasi un preludio iper-allungato, coi suoi quasi sette minuti. Ma non è un problema: a livello musicale è valido a sufficienza da non far pesare nemmeno un minimo questo fatto. Strumentale per una buona metà, presenta un lungo parlato dall’ospite Davide Zagnoli in quella iniziale, che già mostra gli intenti filosofici del concept. Dopo un preambolo tranquillo, quasi progressive, si perpetra a lungo su una base di vago influsso black metal, ma aperta, espansa e melodiosa. Non c’è oscurità, anzi si respira una sensazione tiepida, avvolgente: un’impostazione che diviene anche più intensa nella seconda parte.
Crepuscolare, risulta affascinante con la sua ricchezza di suoni, tra cui brilla il sassofono di Alessandro Carnevali. Ottimi anche i suoi (pochi, ma funzionali) cambi di dinamiche: anch’essi contribuiscono bene a un florilegio non troppo lungo ma ottimo. E se questo significa (addirittura!) che parliamo del pezzo meno bello di Krononota, in fondo non importa: come apertura è più che adeguata!

Sapor Umbro si apre soffice, ma nel giro di poco gli In Tormentata Quiete si spostano su lidi più potenti, macinanti. Un’impostazione che rimane in scena un po’: comprende sia i momenti più rabbiosi e possenti, spesso col growl di Marco Vitale, sia quelli più aperti. Hanno ancora pesantezza, ma le voci di Samantha Bevoni e Davide Conti conferiscono un tocco di melodia insieme alle tastiere di Antonio Ricco.
Quest’alternanza non va avanti molto, prima che gli emiliani virino verso una lunga fase ben più eclettica. Tra momenti quasi da black atmosferico, spesso sofferti, altri più aperti e leggeri, con la fisarmonica dell’ospite Daniela Taglioni, e frangenti con chitarre tra il folk e il prog, intensi e malinconici ci ritroviamo in un’evoluzione avvolgente. Un’evoluzione sempre ben composta, peraltro: nonostante la varietà, non ci sono scalini, e ogni elemento si incastra bene tra gli altri.
Da citare è inoltre il finale: riparte da un piccolo intermezzo che sembra un outro (qualcosa che accade spesso nel disco) con vecchissima musica swing, per poi virare. Ci ritroviamo allora in un ambiente da rock atmosferico di influsso “post”, solare e con solo una lieve nostalgia. Ben evocata dalla fisarmonica e dalle voci (tra cui quella del produttore Simone Mularoni, che legge la poesia I Versi del poeta contemporaneo Vittorio Sereni), è la ciliegina sulla torta di un gran finale. Per un pezzo già tra i picchi assoluti del disco!

Color Daunia è stato il brano di lancio scelto per Krononota dagli In Tormentata Quiete, che ne hanno girato anche il video. Una scelta comprensibile: sin dall’inizio, ci si ritrova in un ambiente armonioso, e col tempo questo fatto non cambia. Già le strofe sono molto orecchiabili, con la calma dei cantanti (anche del growl di Vitale, che aggiunge una nota inquietante ma non troppo aggressivo) su una base docile, con nulla di metal. Qualche venatura di quest’ultimo è presente nei ritornelli, ma molto vaga: la ritmica è sempre del basso in evidenza di Luca Pasotti, su cui si appoggiano le varie melodie. Tra di esse, spicca sicuramente il duetto tra Bevoni e Conti davvero catchy e quasi romantico: si stampa a meraviglia in mente.
L’unico momento un po’ più oscuro è quello al centro. Che pure, per lunghi tratti, è delicato e vive di un pathos sottile, dato da Vitale (in alternanza con un qualche campionamento) e dalla base. Ma nella seconda parte il riff di Lorenzo Rinaldi torna a farsi sentirsi, per qualcosa di più notturno, ma mai estremo. Al contrario, il pianoforte di Ricco conferisce al tutto una grande ricercatezza, ben incastrata in un’aura sognante. Più che degna di uno dei momenti più emozionanti del disco, specie quando la tensione si scioglie nel finale, con i cantanti puliti degli emiliani e quindi l’assolo sentito di Mularoni. Arricchisce di molto un brano che anche per il resto è di livello eccelso. Parliamo di un vero gioiello, a nemmeno troppa distanza dal meglio del disco – nonché di una scelta adattissima, con la sua semplicità, per presentarlo!

Lo Sguardo D’Anteo se la prende molto calma a entrare nel vivo. Inizia su toni ambient, per poi aggiungergli la sezione ritmica, ma senza strappare. Il che prosegue per quasi due minuti: solo poi il metal ricomincia a fluire, all’inizio dilatato e atmosferico. Seppur gli In Tormentata Quiete in seguito calchino sulla potenza.
Ne risulta uno dei momenti più potenti di Krononota, col suo influsso quasi metalcore. Ma non c’è grande oscurità, piuttosto un’aura riflessiva, ben evocata dalla voce di Bevoni e poi degli altri cantanti, che danno un bel tocco di pathos. In una bella escalation, ridondante ma intensa finché tutto non si spegne.
Ma il pezzo è tutt’altro che finito: i suoni di un temporale, da cui esce fuori una specie di tango, anch’esso dalla registrazione “vecchia”, poi il pezzo se ne distacca. Per un po’, è la fisarmonica ancora folk di Taglioni a fare da base; poi però la musica ricomincia a rafforzarsi, fino al nuovo spuntare di elementi metal. Ma molto eterei, espansi: al centro c’è piuttosto un’aura sentita, a tratti sottile, altrove persino drammatica. Che accompagna l’ascoltatore fino a una chiusura di nuovo macinante: chiude bene un pezzo con tanti spunti di qualità che lo rendono grandioso, nemmeno troppo lontano dal meglio del disco!

Un nuovo frammento, stavolta riconoscibile come Voglio Vivere Così (pezzo di Giovanni D’Anzi e Tito Manlio, di cui è famosa l’esecuzione di Claudio Villa), poi parte un arpeggio quasi post-rock. È la base su cui i cantanti degli In Tormentata Quiete recitano la breve poesia Ed è subito sera di Quasimodo, prima che Abbraccio d’Emilia parta davvero. Ma senza staccar troppo: per un lungo tratto, qui Krononota mostra il proprio lato più post-metal. Il che comunque non interferisce con la tipica nostalgia calorosa degli emiliani: sempre al centro, a tratti è intensa a livelli da gothic metal.
Col tempo però le ritmiche di Rinaldi cominciano a potenziarsi e si spostano verso il centro dell’attenzione. Seppur non manchino nuovi lampi dell’inizio: solo sulla trequarti, dopo una lunga evoluzione anche un filo prolisso in certi momenti, l’energia del lato più metal del gruppo davvero il sopravvento. Ci ritroviamo allora in un momento grintoso, che per riff ricorda i primi Mastodon per potenza, ma senza virtuosismi. Sostituiti invece da un lato emotivo forte, incisivo: un po’ oscuro, solo in un momento diviene però estremo per colpa del growl di Vitale e di ritmiche più cattive. Di solito invece si pone espanso, ombroso, ma non gli manca il calore sempre evocato dalla band. Anche per questo, il tutto si rivela il momento migliore di un episodio per il resto sotto alla media del disco. Per quanto il livello sia ottimo: insieme alla opener risulta il picco negativo della scaletta, ma ce ne fossero sempre di dischi con punti bassi di questa levatura!

Per concludere, gli In Tormentata Quiete piazzano Odor Mediterraneo, brano più lungo di Krononota che se la prende con calma. Parte dolce, come una ballata dal vago retrogusto folk: una componente che poi rimane anche quando l’entrata della batteria di Francesco Paparella dà una svolta al ritmo. Ma il complesso rimane sempre placido: al di là di qualche eco distorto, siamo ancora in un ambiente rock lento e intimista.
Solo dopo un paio di minuti la musica progredisce verso lidi più tesi e metallici. Introdotto dal sax di Carnevali, si apre così un panorama ancora dilatato, quasi psichedelico. E che col tempo lo diventa ancor di più, fino a che echi da black atmosferico non introducono una nuova apertura. Strana, tra Bevoni che disegna una melodia malinconica e suoni quasi inquietanti, confluisce in un nuovo scoppio, molto breve.
Quando si spegne, la traccia sembra finita, ma i bolognesi hanno ancora qualcosa da dire: c’è spazio anche per una bella coda, espressiva e sognante, con la sua cupezza quasi affettuosa. Avvolge sia i momenti più calmi che quelli più metal e potenti, in un vero e proprio abbraccio dominato da Conti, con la sua melodia che colpisce al cuore. È in questa maniera che, dopo oltre dieci minuti, termina una canzone splendida: non sarà tra le più belle della scaletta, ma sa molto bene il fatto suo!
Il disco sarebbe finito qui, ma in coda la band piazza KronoMetro, outro di circa tre minuti di indirizzo elettronico. Le tastiere quasi fantasy di Ricco accompagnano la voce di Zagnoli in un nuovo parlato, per un breve frammento a tratti persino lirico, in cui si respira un’aura mogia. Di nuovo, comunque, il lato emotivo è quello giusto: come chiusura per un album così non c’è male!

Se, lo ammetto, a livello personale ho preferito l’anima più “cosmica” di Finestatico, è oggettivo che Krononota è al massimo di un soffio inferiore all’album precedente. Parliamo di un lavoro davvero grandioso, magari ostico da penetrare ma che si rivelerà oro per le orecchie dei pochi amanti di avant-garde e metal sperimentale. Se lo sei, perciò, dagli una possibilità… e se non l’hai mai fatto, concediti di scoprire una band che ha poco da invidiare a chiunque nel suo genere come gli In Tormentata Quiete!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Urlo del Tempo06:34
2All’Alba: Sapor Umbro07:11
3Alla Mattina: Color Daunia06:23
4Al Pomeriggio: lo Sguardo d’Anteo08:07
5Alla Sera: Abbraccio d’Emilia09:08
6Alla Notte: Odor Mediterraneo09:50
7KronoMetro02:55
Durata totale: 50:08
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Samantha Bevonivoce pulita
Davide Contivoce pulita
Marco Vitalevoce harsh
Lorenzo Rinaldichitarra
Antonio Riccotastiera
Luca Pasottibasso
Francesco Paparellabatteria
OSPITI
Alessandro Carnevalisassofono
Daniela Taglionifisarmonica
Simone Mularonivoce (traccia 2), chitarra solista (tracce 3 e 6)
Davide Zagnolinarrazione (traccia 1 e 7)
ETICHETTA/E:My Kingdom Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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