Caskets Open – Concrete Realms of Pain (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEConcrete Realms of Pain (2020) è il quarto album dei Caskets Open, band finlandese fondata nel 2007.
GENEREDoom metal mescolato con l’hardcore punk.
PUNTI DI FORZAUna formula stilistica unica e particolare che riesce a conciliare due generi completamente diversi .
PUNTI DEBOLIAlcuni tratti catastrofici troppo accentuati, alcune canzoni con problemi di scrittura.
CANZONI MIGLIORIHomecoming (ascolta), Tunnel Guard (ascolta)
CONCLUSIONICi vuole tempo per abituarsi a Concrete Realms of Pain, ma alla fine si rivela è un ascolto gratificante per chi vuole scoprire le nuove sonorità proposte dai Caskets Open.
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Spotify
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp | Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Facebook | Instagram | Bandcamp | Youtube | Spotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
75
COPERTINA
Clicca per aprire

Sono poche le band che sanno trovare una particolare innovazione nel sound, soprattutto se le proprie idee si basano sul solo stile musicale e sugli impulsi che scaturisce. Ma sicuramente questo è un compito facile per i Caskets Open, trio finlandese fondato nel 2007 che concilia alla perfezione due generi che, sulla carta, sono tra loro incompatibili: doom e punk. La vera domanda è: come è possibile unire due stili così diversi, senza nessun tratto musicale comune? La risposta più semplice è una sola: Concrete Realms of Pain. Si tratta del quarto album in studio dei ragazzi di Helsinki, in cui l’esperimento del mix di doom e hardcore punk, iniziato con il primo But You Rule, risulta essere più marcato. Se come spesso accade, il doom cupo e corrosivo nelle band più estreme conferisce un ulteriore elemento di pesantezza che sfocia nel death o nel black, in questo caso l’approccio musicale non diventa unico, ma tende a rimanere distinto tra i due generi. Musicalmente, negli attimi più lenti tipici del doom si possono notare influenze che si rifanno ai Saint Vitus, senza tralasciare i rimandi a Glenn Danzig per la parte punk, con un basso distorto di Timo Ketola che aggiunge una componente vagamente sludge ad un mix già di per sé molto eterogeneo. Ma Timo Ketola non è abile solo con il basso: la sua voce dispone di quella versatilità richiesta per comporre i brani della band, passando dai toni abissali al cantato ruvido con estrema facilità. Riding on a Rotting Horse è un ottimo esempio, così come Tunnel Guard che ricorda molto i Black Flag. La band mostra il proprio arsenale creativo in pezzi come Tadens Tolthe, in cui dapprima dapprima partono cavalcate hardcore, prima di svanire verso la fine in atmosfere quasi funeral doom. La bravura di Pyry Ojala sta proprio in questa abilità, manovrando le pelli come pochissimi esperti, mentre Antti Ronkainen sa benissimo ponderare le note sia nelle ritmiche che nelle intensità a seconda dei momenti.

A parte alcuni tratti catastrofici troppo accentuati e problemi di scrittura di alcune canzoni, i Caskets Open hanno un sound buono e particolare che rappresenta un ritorno al passato mescolato con l’innovazione. Ci vuole tempo per abituarsi a Concrete Realms of Pain, ma allo stesso tempo è un ascolto gratificante per chi vuole scoprire nuove sonorità.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Four Shrines06:07
2Riding on a Rotting Horse03:11
3Homecoming05:17
4Tunnel Guard03:22
5White Animal05:52
6Tadens Tolthe06:35
7Blossom05:16
8Soul Stained Glass04:15
9Pale Hunter06:51
Durata totale: 46:46
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Timo Ketolavoce e basso
Antti Ronkainenchitarra
Pyry Ojalabatteria
ETICHETTA/E:Seeing Red Records, Wise Blood Records, Nine Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Seeing Red Records

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento

Google-Translate it!