Ensiferum – Ensiferum (2001)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEEnsiferum (2001), primo album dell’omonima band finlandese, è un disco importante sotto molti punti di vista.
GENEREUn suono che pur avendo una forte componente power e influssi melodeath, è fondato su un folk metal parecchio moderno, specie considerando quell’epoca.
PUNTI DI FORZAUn suono non solo influente ma anche validissimo, con le sue melodie accessibili, ricercate e le atmosfere ben studiate per risultare epiche in maniera grandiosa. Si sposano con un’ispirazione di livello altissimo, eccezionale per una band all’esordio, in un disco di livello stellare.
PUNTI DEBOLIUn pelo di omogeneità nei contenuti, ma di rado dà fastidio.
CANZONI MIGLIORIHero in a Dream (ascolta), Guardians of Fate (ascolta), Treacherous Gods (ascolta), Token of Time (ascolta), Windrider (ascolta)
CONCLUSIONIOltre alla sua importante, Ensiferum è un grandissimo album, fondamentale per chi ama il folk metal e in particolare quello scandinavo!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
95
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Da dove nasce il moderno folk metal? A questa semplice domanda non è facile dare una risposta, specie considerando le differenti definizioni del genere. Per alcuni, potrebbe essere già considerato modernissimo quello degli Skyclad, che già negli anni novanta mescolavano folk e metal, con intuizioni che però riceveranno l’attenzione che meritano solo molti anni dopo. Per qualcun altro, potrebbero essere considerate tali le sperimentazioni degli Storm di Fenriz e Satyr, le prime a portare il folk dove prima c’era solo il black norvegese. O ancora, quelle poco successive dei Cruachan, con l’innovativa (per l’epoca) accoppiata strumenti tradizionali-musica estrema che poi avrà grande successo.
Se però si intende il folk moderno “puro”, quello in parte estremo e in parte melodico, e in particolare quello della sua branca più epica e “seria”, c’è un’altra uscita forse anche più importante. Un’uscita con una data ben precisa, il 9 luglio del 2001: è stato il giorno in cui veniva pubblicato Ensiferum, esordio dell’omonima celebre band finnica. Nonché tra i pilastri fondanti per la scena folk del paese dei mille laghi.
Non che fosse il primo album del genere uscito nei dintorni, anzi: in quel momento, altre nomi di punta come Moonsorrow e Finntroll erano già sulle scene. I secondi avevano addirittura esordito due anni prima, con Midnattens Widunder; come Suden Uni dei primi (uscito nel febbraio 2001), però, si tratta di album diversi da quanto entrambe le band esprimeranno poi. Album, in particolare, ancora dediti a un black metal anni novanta, nonostante le indubbie influenze folk: gli Ensiferum, invece, fecero un passo ulteriore. Staccando il loro genere dal metal estremo (che pure in parte rimane nel loro suono) per abbracciare qualcosa di più ricercato. E moderno, anche alle orecchie di un ascoltatore di oggi.

Se da un lato alcuni ritmi e soprattutto il cantato di Jari Mäenpää sono estremi – più death, che black, c’è da dire – tutto il resto è più accessibile e melodioso. Merito anche di un bella componente power metal, presente in molte melodie di chitarra e in diverse ritmiche. Arricchisce una base metal dai tratti folk già abbastanza avanti nei tempi, una novità per l’epoca anche se oggi sembra qualcosa di scontato.
Il risultato è un suono già molto ricercato e profondo, pur essendo diverso da quello che la band svilupperà poi. Soprattutto quando Mäenpää lascerà per formare i suoi Wintersun: tra l’altro, il dinamismo di questi ultimi è ben udibile all’interno di Ensiferum, insieme a una bella dose di nervosismo. In altri frangenti però i finlandesi presentano tutti i semi di ciò che saranno in futuro. A partire dall’epicità, già spinta in maniera incredibile e aiutata dai soliti testi pagan/viking tanto cari al gruppo.
È il punto di forza maggiore del disco, ma non solo: gli Ensiferum lo supportano anche con un’alta dose di ispirazione, incredibile per una band all’esordio. È ben apprezzabile nelle tantissime belle armonie lungo tutto l’album, spesso catchy in maniera efficace, e nelle atmosfere cangianti che rendono variopinto l’album. Il tutto ben valorizzato peraltro da una registrazione già pulita e professionale al massimo.
E se a tratti la giovinezza degli Ensiferum pesa, per esempio in una certa omogeneità nei contenuti – certi stilemi tendono a ripetersi – lo fa davvero di rado. L’epicità e la magia che il gruppo riesce a evocare sono tali che, di solito, questa ridondanza si risolve solo in più coesione della scaletta. Scaletta che anche per questo si rivela grandiosa: non c’è solo la storia, c’è anche altissima qualità lungo quasi tutto il disco!

Come dice il titolo stesso, Intro non è niente di diverso dal più classico preludio per dischi del genere. Già l’inizio, al di là dei suoni di tastiera, ha chitarre e flauti, in un ambiente calmo ma che già introduce bene la magia del disco. E quando entra la chitarra distorta, a scandire un altro fraseggio folk, il panorama diventa ancor più immaginifico.
Quasi due minuti, poi all’improvviso il batterista Oliver Fokin con una rullata introduce l’esplosione: è quella di Hero in a Dream! Subito veloce (una caratteristica che non verrà mai meno), si mette in mostra con la sua melodia distintiva, a metà tra folk e power. In una norma semplice ma vincente: regge sia i momenti strumentali che punteggiano la traccia, sia i ritornelli. Che, grazie alla voce in growl di Mäenpää, hanno un tocco in più di epicità rispetto a quello già forte della falsariga stessa.
Più quadrate e spoglie sono invece le strofe: anch’esse però risultano incalzanti il giusto, come del resto i tratti a metà tra i due mondi. Degna di nota anche la lunga fase centrale, votata al folk col suo florilegio di suoni e di assoli da parte di Mäenpää e Markus Toivonen. Non manca però una sezione centrale più aperta, evocativa: anch’essa si integra a meraviglia in un pezzo subito eccelso, uno dei picchi di Ensiferum!
Ma non va granché peggio con Token of Time, che lascia da parte la frenesia sentita finora per qualcosa di più lento. Un intro pulito, poi la musica vira al metal senza accelerare, con un riff molto melodico e folky. Una base che rimarrà a lungo, specie sotto a strofe dirette, senza troppi fronzoli.
Lungo il pezzo, si alternano con refrain colmi di melodie e non solo: la malinconia pura che vi si sprigiona colpisce alla grandissima. Una delle numerose sfumature emotive che il pezzo mostra: se certi stacchi folk, spesso denotati dal flauto, sono quasi allegri, altri momenti sono addirittura cupi. Ne è una dimostrazione la frazione centrale, a tratti ombrosa, mentre altrove risulta solo crepuscolare, specie nei momenti più power. Un altro bel contributo a un episodio eccelso, a un filo dal meglio della scaletta!

L’epicità torna a fluire forte con Guardians of Fate, che dopo un inizio quasi alternativo si scatena. La sua impostazione di base, molto power metal, è di un’epicità assurda, potentissima. Evoca alla mente battaglie e gesta gloriose sia nella sua forma di base, sia soprattutto nei ritornelli. Se il primo è più spoglio, ma già di gran potenza, quando in seguito spuntano possenti cori ad accompagnare Mäenpää, risultano evocativi fino ai brividi. E anche gli altri momenti in cui la stessa falsariga compare sono sempre da urlo.
Anche il resto però non è da meno: le strofe, anch’esse corali, hanno una vitalità notevole. Altrove invece gli Ensiferum prediligono una certa ombrosità, specie in momenti più spogli con un riffage profondo. Ma non mancano tratti invece in cui sono le armonie a farla da padrona: il tutto mescolato in un calderone breve ma vincente. Per un altro brano topico all’interno del disco!
A questo punto, Old Man (Väinämöinen part 1) sterza ancora, stavolta in una direzione sorprendente. Per i primi secondi, ci ritroviamo addirittura in un ambiente doom metal (!). Una base che poi, col tempo, comincia ad arricchirsi di melodie folk espanse, molto avvolgenti.
Non è però un processo lineare: a tratti il brano torna verso l’origine, per strofe lente, decadenti. Si alternano con l’altra norma in un vortice che solo col tempo assume massimo dinamismo. E lascia pian piano il posto momenti sempre lenti alla maniera del doom ma più espanse e ricolme di melodia. Un’anticipazione del folk metal atmosferico che ancora doveva nascere, insomma.
Con Mäenpää che canta in pulito e i tanti suoni delle tastiera, sue e dell’ospite Henri Sorvali dai Moonsorrow, è un bel sentire, quasi pacifico. Pace che però nel finale si spezza: c’è spazio allora per uno sfogo estremo, con Fokin che usa il blast beat e un riffage melodeath sotto allo scream del cantante. È un’escalation di gran impatto, che poi però tende a spegnersi sempre di più, prima in una fase che anticipa la svolta sinfonica futura del gruppo, e poi in qualcosa che torna all’armonia originaria. Il tutto in ogni caso è ben integrato in un pezzo più complesso della media di Ensiferum. Ciò tuttavia non gli impedisce di integrarcisi, come l’ennesimo pezzo di qualità assoluta!

All’inizio, Little Dreamer (Väinämöinen part 2) continua sulla stessa falsariga della precedente, con un’altra componente doom che non fa nulla per nascondersi. Poi però il dinamismo aumenta: ci ritroviamo allora in mezzo ai soliti vortici di chitarra di una norma scoppiettante. Norma che comincia subito a scambiarsi con ritorni dell’inizio e soprattutto con momenti più pestati, ancora di influsso estremo.
In mezzo a tutto ciò, sono presenti refrain che mediano tra tutte le anime sentite finora in qualcosa di più espanso, atmosferico, epico. Seppur stavolta la loro melodia graffi meno rispetto a quelle sentite finora.
Peraltro, è un destino comune all’intero pezzo: se alcuni passaggi rimangono di qualità eccellente come gli Ensiferum ci hanno mostrato finora, altri risultano un pelo anonimi. E, in generale, per la prima (e ultima) volta nel disco omonimo, i finlandesi a tratti sembrano spaesati, senza una direzione. Il che comunque non porta a un disastro: visti i numerosi spunti, il livello rimane comunque molto buono. Ciò significa però che parliamo del punto più basso dell’intera scaletta: un fatto che la dice lunga sul valore del resto!
Abandoned torna quindi a correre con forza: Fokin usa il blast, e il riffage per quanto melodico ha anche una sua durezza. Ma è solo un falso preludio: presto la canzone si sposta su lidi molto più calmi.
Di basso voltaggio, le strofe a tratti sono spoglie persino degli influssi metal; altrove, invece si rivelano più pesanti, ma solo di poco. La loro preoccupazione si riversa poi con forza in ritornelli pieni di cori e di epicità lancinante, di gran pathos. Ben accoppiato al lato emotivo che si respira nel testo.
Ottimi anche i momenti più duri che si aprono a tratti: se in certi frangenti sono monolitici, quasi freddi, altrove il livello di sentimento si alza. Succede nella seconda metà, evocativa e vichingo in un senso che si avvicina all’incarnazione più black del genere. Prima che tante belle melodie folk di Mäenpää e Toivonen (e anche delle tastiere) arrivino ad accompagnarlo: è un passaggio di gran malinconia. Il migliore di un brano però tutto eccezionale: non sarà tra i picchi di Ensiferum, ma non è neppure troppo lontano!

Windrider comincia non troppo veloce ma incalzante, col suo riffage quadrato e un eco quasi rock. Una norma che poi reggerà anche le strofe, ossessive ma avvincenti. Sembra che tutto il pezzo si debba muovere sul tempo medio alto di questa norma, ma poi la musica cambia.
Bridge convulsi, ma al tempo stesso evocativi, coi cori che si intrecciano allo scream di Mäenpää, introducono ritornelli quasi da lacrime. Lancinanti, dolorosi, hanno però anche una melodia maschia, di epicità estrema, che colpisce in maniera incredibile.
Ottimi anche i particolari di contorno: brilla per esempio la fase centrale, in cui le chitarre suonano una melodia quasi medioevale, ossessiva ma efficace al massimo. Niente male anche la trequarti, quasi la pace dopo la battaglia: introdotta da uno stacco di puro folk, risorge come una sezione delicata e di vaga nostalgia, quasi serena, prima che un ultimo chorus glorioso ne spezzi la tranquillità. Un altro particolare vincente per una canzone splendida, a poca distanza dal meglio del disco!
Per una volta, la successiva Treacherous Gods se la prende con calma. L’inizio è delicato, quasi heavy melodico o persino gothic, non fosse per l’aura dimessa che vi si respira. Ma anche stavolta, è una falsa premessa: un minuto, e l’urlo del frontman dà il là a una traccia molto più dura.
Non lo è a livello musicale, stavolta: il ritmo non è scatenato, e anche il riffage è molto melodico. All’interno vi si respira però una tensione epica grandiosa, trasformando il complesso in una notevole cavalcata. Che da strofe sottotraccia ma già parecchio spinte in tal senso confluisce in momenti folk evocativi in una maniera penetrante, tanto da colpire al cuore.
In tal senso, gli Ensiferum imbastiscono una grande varietà di panorami. Alcuni sono semplici, quasi spogli, altri invece ricchi di cori e di colori. Degna di nota anche la fase centrale: se sa un filo di già sentito, con la sua melodia antica fa la sua porca figura, prima di dar spazio a un finale glorioso. Che riprende la norma e la rende ancor più incisiva: è l’apoteosi di una traccia meravigliosa, nonché uno dei picchi del disco!

Quasi fosse la calma dopo la tempesta, Eternal Wait comincia piano, con la chitarra pulita che, dopo un attimo soffice inizia a scandire la melodia poi ripresa anche dal riff. Circolare, zigzagante, sosterrà bene ritornelli dilatati, al tempo stesso infelici e battaglieri, con un’atmosfera lacerante e di intensità spaventosa. Merito dei cori e del cantato pulito di Mäenpää.
Lo stesso viene evocato dalle strofe: anch’esse con poco di aggressivo, di norma si muovono su terreni più spogli ma sempre dimessi e tristi. Al loro interno c’è spazio anche per qualche stacco più leggero; una norma simile viene ripresa poi anche dalla parte centrale, l’unica in cui il cantante sfodera il growl. E in cui le chitarre sono un pelo aggressive, pur rimanendo malinconiche: un sentimento che poi si scioglie in un assolo caloroso. Perfetta quadratura dell’ennesimo episodio di altissima caratura del disco!
La successiva Battle Song stupisce cominciando col doppio pedale a sostenere il basso di Jukka-Pekka Miettinen. Impegnato in un fraseggio nervoso, viene ripreso poi da Mäenpää e Toivonen, in un classico riffage power metal: regge soprattutto le strofe, dirette e con tastiere che ricordano ancora di più il genere.
Su lidi power si muove anche il resto: brevi bridge epici confluiscono poi in chorus che lo sono ancora di più. Avventurosi, con un pizzico di malinconia, sono ancora efficaci, pur rappresentando il tallone d’Achille del pezzo. La loro melodia vocale, seppur valida, ricorda quella di altre canzoni già sentite in Ensiferum. E, per una volta, questo pesa sulla resa del complesso.
Per fortuna, non lo fa troppo. Anche così, parliamo di una traccia valida e avvolgente, e con spunti di vera classe, come per esempio il finale, in cui il bassista si fa risentire. Prima di un altro sfogo più possente, vorticoso, che porta il tutto a termine. Il risultato è ottimo, anche se ciò condanna la canzone a essere tra i pezzi meno belli della scaletta. Curioso, visto che in ogni disco medio essa brillerebbe tra i picchi assoluti!

Quando sembra che gli Ensiferum possano cominciare a ripetersi troppo, Goblin Dance cambia volto all’album. L’attacco è martellante, death metal ben poco melodico, con tanto di aura cupa e truce, aiutata a tratti anche da lievi cori. Un’aura però non destinata a durare a lungo: inframezzi folk a tratti scatenati, altrove più spogli e potenti, si aprono presto in ritornelli allegri e “ignoranti”. Con la loro aura alcolica, possono essere visti (coi prodromi nella musica dei Finntroll di allora) come il precursore del folk metal “da taverna” che ancora sembrava una chimera, visto l’estremismo del genere fino a quel momento.
Ottima, in ogni caso, anche la fase centrale, più pestata e graffiante ma non senza attimi di divertimento. Il perfetto sunto di una canzone forse diversa da quelle del disco che, in origine chiudeva; in fondo però non importa. Anche così, si rivela di altissimo livello!
Nella mia versione, in coda è però presente anche una traccia bonus Old Man (Demo 1997). Come dice il nome, si tratta di un estratto dal primissimo demo degli Ensiferum, uscito in quegli anni. E che mostra come, all’inizio, la band finlandese fosse un po’ diversa.
Come detto in precedenza, il pezzo ricorda il doom, e non è un caso: al di là delle melodie folk, abbiamo un pezzo molto più spostato verso quello che era il genere negli anni novanta. A tratti mostra influssi death, altrove invece si pone molto più atmosferico – grazie anche alla registrazione, qui piuttosto approssimativa. Per il resto però, a livello musicale non differisce troppo dalla sua versione di quattro anni dopo, se non per la maggior lentezza e soprattutto per la totale assenza di tastiere. Un’assenza che pesa.
Abbiamo in effetti un pezzo che perde il confronto con la versione già sentita: non importa, però, visto che parliamo pur sempre di un pezzo bonus. E che in quanto tale, mostra anzi un interessante scorcio sulle origini della band. Niente male, insomma, alla fine di un’ora abbondante così intensa!

Cosa c’è rimasto da dire, a questo punto? Forse non serve neppure sottolineare come Ensiferum non sia solo l’album che imposta alcuni dei canoni del moderno folk metal nordico. È anche un vero capolavoro di epicità e sostanza, un esordio col botto che rimane tra gli album migliori del gruppo finlandese. Sia per storicità che per qualità, insomma, è un lavoro che non può mancare a chi ama il folk e in particolare quello scandinavo. Se lo sei, non hai scuse: o l’hai già scoperto, o corri a rimediare!

Vent’anni fa quasi esatti, il 9 luglio del 2001, vedeva la luce l’album omonimo degli Ensiferum. Per bellezza, ma anche per influenza sul folk metal successivo, si tratta di un capolavoro da annali: questa recensione, seppur solo nel suo piccolo, ne vuole celebrare l’importanza.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Intro01:50
2Hero in a Dream03:40
3Token of Time04:16
4Guardians of Fate03:34
5Old Man (Väinämöinen part 1)05:33
6Little Dreamer (Väinämöinen part 2)05:21
7Abandoned06:50
8Windrider05:41
9Treacherous Gods05:12
10Eternal Wait05:14
11Battle Song03:20
12Goblins’ Dance04:29
13Old Man (demo 1997)06:28
Durata totale: 01:01:28
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Jari Mäenpäävoce, chitarre, tastiere
Markus Toivonenchitarre, percussioni, cori
Jukka-Pekka Miettinenbasso
Oliver Fokinbatteria e percussioni
OSPITI
Henri Sorvalitastiera
Marita Toivonenkantele
Anti Mikkonencori
Teemu Saaricori
Johanna Vakkurivoce (traccia 10)
ETICHETTA/E:Spinefarm Records
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