Corvus Black Hole – Behind Human Veil (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBehind Human Veil (2020) è l’EP d’esordio dei Corvus Black Hole, duo nato a Torino nel 2019.
GENEREUn death metal moderno, oscuro, dalle forti tendenze brutal. Sono presenti però anche altri influssi, che lo rendono più vario.
PUNTI DI FORZAUno stile crudo aiutato da una registrazione grezza per scelta precisa del gruppo e supportato da un songwriting con già qualche bello spunto di classe.
PUNTI DEBOLIUn po’ di omogeneità, in cui si scorge che il gruppo è ancora un po’ immaturo. In più, a tratti la registrazione limita la resa di alcuni riff.
CANZONI MIGLIORICryosleep (ascolta)
CONCLUSIONIBehind Human Veil è un buon EP, con cui i Corvus Black Hole si rivelano promettenti.Se lavoreranno bene per migliorare, potranno lasciare il segno ancor meglio in futuro.
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp
ACQUISTA L’ALBUM SU:Bandcamp
SCOPRI IL GRUPPO SU:Instagram | Bandcamp | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
68
COPERTINA
Clicca per aprire

Crudezza a tutti i costi: è questa la missione esplicita dei Corvus Black Hole. Duo nato a Torino nel 2019, ha esordito giusto l’anno dopo con l’EP Behind Human Veil. Pubblicato da Underground Noises Records e Join This Order, si tratta di un lavoro che riesce a essere selvaggio su molti livelli. A cominciare dallo stile.
Quello della band piemontese è un death metal moderno, oscuro, dalle forti tendenze brutal. A tratti risulta ossessivo e freddo in una maniera che ricorda da lontano l’industrial; altrove invece sono presenti alcuni influssi eterogenei (black, doom, groove metal). Aumentano tutti lo spettro sonoro di Behind Human Veil.
Questo suono è retto da una registrazione grezza, rimbombante: una scelta precisa dei Corvus Black Hole, contrari per principio alla pulizia di un certo death metal di oggi. Una scelta che, peraltro, ha senso: spesso rende il loro suono più cupo e aggressivo, specie nei passaggi più ombrosi. Seppur un minimo di pulizia in più avrebbe fatto bene per sprigionare meglio al potenza dei riff: una questione, quella tra sporcizia e impatto, in cui il duo in futuro dovrà trovare il giusto equilibrio.
Non è però questo il difetto principale di Behind Human Veil, quanto piuttosto l’omogeneità. I momenti più macinanti tendono a volte ad assomigliarsi tra loro; in generale, i Corvus Black Hole appaiono un po’ immaturi. Devono raggiungere ancora la quadratura del cerchio, con più varietà e più idee; per ora però a livello stilistico i torinesi sanno già il fatto loro. E anche nel songwriting, il gruppo ha un tocco in più: molte band, specie se giovani, non fanno che pestare sull’acceleratore. I Corvus Black Hole invece variano meglio, schierando le idee in maniera spesso efficace. Il che rende Behind Human Veil abbastanza promettente.

Come è ovvio, Intro – They Will Come è il più classico preludio da disco death metal, la calma oscura prima della tempesta. Tra armonizzazioni black e un riff doomy che però già precorre bene la turpitudine del disco che arriverà (e anche alcuni gorgoglii di The Cardinal), il gruppo ci catapulta subito nel suo mondo sinistro. Un mondo che poi, dopo meno di un minuto e mezzo, esplode con From the Cradle to the Grave.
Anch’essa parte lenta, ma è solo un attimo prima di prendere una piega molto più dinamica e feroce. Lo sono già molto le strofe: battenti con la cassa del drummer Summum Algor a martellare, presentano un riffage forse non esplosivo al massimo ma con un discreto impatto, grazie alla sua essenza grassa. Ancora di più in tal senso fanno i ritornelli in tal senso: con un blast davvero veloce, hanno grinta da vendere, e colpiscono con brutalità.
Ottima anche la fase centrale, l’unica un po’ più ordinata e meno roboante. Con un riffage quadrato di influsso thrash, risulta un buon momento di pausa per rifiatare un po’, prima che nel finale i Corvus Black Hole tornino all’assalto. Fa ben respirare, insomma, una traccia che anche col suo difetto si rivela piuttosto buona, e apre come si deve Behind Human Veil.
The Large Incinerator si avvia quindi col suo ritmo ossessivo: nella falsariga di base va avanti a lungo, inframezzato giusto da occasionali accelerazioni macabre. Ma per il resto, il riffage non pesante all’eccesso cerca di essere addirittura ipnotico: qualcosa che al gruppo torinese riesce almeno in parte. Seppur alla lunga l’impostazione tenda a perdere un po’ di efficacia.
Meglio vanno invece gli stacchi che si aprono a tratti, macinanti e rabbiosi: durano poco, prima di terminare in code ordinate, quasi stanche. La stessa sensazione è evocata dal lungo tratto centrale: il ritmo è lento, ma il riffage di The Cardinal rimane piuttosto graffiante, oltre a evocare una bella oscurità, aiutata poi anche da un cupo assolo. Ne risulta il momento migliore per un pezzo piacevole e più che decente, ma non fondamentale: tra i quattro effettivi dell’EP, è quello meno significativo.

Cryosleep entra subito nel vivo con un’anima in apparenza brutal death già sentito finora, non fosse per il maggior senso di nervosismo che si respira. Merito di ritmiche in continuo movimento, già di ottimo impatto, e che col tempo lo diventa di più: lo dimostrano gli stacchi resi rabbiosissimi dal growl del frontman e dalla pesantezza della chitarra. Ma che sanno evocare anche un bel senso plumbeo, apocalittico.
Ottime anche le sezioni più lente che appaiono qua e là. Death del tipo più macabro, colpiscono bene con la loro aura truce, e completano bene la natura tripartita del pezzo. Natura aiutata anche dalla seconda metà della struttura, che cambia coordinate. Sempre lente, stavolta hanno un che di groove metal, con disarmonie tipiche del genere e un riff grasso, a cui di nuovo si accoppia più in là un assolo di The Cardinal.
Così, se a tratti il tutto tende a dilungarsi un po’ troppo, in fondo è una sbavatura davvero da poco per un brano costruito bene e con spunti vincenti. È questo a renderlo ottimo, il picco della scaletta!
A questo punto, i Corvus Black Hole chiudono Behind Human Veil con A Cold Passion of Blood. Al contrario delle altre, all’inizio non scatta: si sofferma invece su lidi addirittura preoccupati, melodici almeno in relazione col genere. Una norma che però crea più che altro insicurezza, oscurità invece che calore.
È un intento che la band mette bene in chiaro anche con la norma base, in cui si registra una piccola novità. Lasciati da parte i riff profondi sentiti finora, ci ritroviamo in un ambiente caotico ma obliquo: ricorderebbe quasi il techno death, non fosse martellante, ossessivo. In uno strano ibrido che però funziona: se alla lunga, come al solito, perde – colpa anche dei torinesi, che lo ripetono troppo – di suo funziona molto bene.
Lo stesso vale per la parte centrale, che rallenta ma recupera in parte il lato brutal e minaccioso del gruppo, almeno all’inizio. Poi però la band comincia a evolverlo: un assolo inquietante, poi d’improvviso il ritmo di Summum Algor risale. Ci ritroviamo allora in un vortice che alterna momenti macinanti e altri ancora obliqui come sentito finora. In una perfetta sintesi del pezzo che poi si conclude tornando all’inizio.
Il risultato di tutto ciò è un esperimento non eccellente ma riuscito. Non solo si rivela di buona qualità, ma sa anche essere promettente: se i piemontesi sapranno sviluppare queste coordinate in maniera più consapevole, potranno personalizzare ancora meglio il loro genere!

Insomma, Behind Human Veil è come un vaso con ottimi semi piantati. Starà ai Corvus Black Hole coltivarli e farli crescere per rendersi più interessanti: per ora sono una buona band, ma hanno il potenziale per diventare ottimi. Che sia l’una o l’altra strada, come sempre, solo il tempo potrà dirlo. Io però dal duo torinese mi aspetto un seguito più vario e maturo, che possa valorizzare meglio le loro abilità!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Intro: They Will Come01:22
2From the Cradle to the Grave03:51
3The Large Incinerator04:12
4Cryosleep05:24
5A Cold Passion of Blood05:46
Durata totale: 20:35
FORMAZIONE DEL GRUPPO
The Cardinalvoce, chitarra, basso
Summum Algorbatteria
ETICHETTA/E:Join This Order, Underground Noises Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Join This Order

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento

Google-Translate it!