Sleepless – Blood Libel (2021)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBlood Libel (2021) è l’EP d’esordio degli americani Sleepless.
GENEREUno speed thrash metal seminale incontra un progressive metal altrettanto vecchio, che ricorda Queensrÿche e Fates Warning. Con in più atmosfere e testi tendenti all’horror metal.
PUNTI DI FORZAUno stile alternativo al solito, aiutato da una tendenza alla varietà e a un’impostazione dritta al punto che risulta incisiva.
PUNTI DEBOLIQualche pezzo meno bello; a tratti la band varia fin troppo, perdendo la coerenza della propria musica.
CANZONI MIGLIORIThe Man Who Could Not Sleep (ascolta)
CONCLUSIONIPur coi suoi difetti, Blood Libel è un buon debutto per gli Sleepless, sia in chiave presente, sia per come il suo suono personale prometta per il futuro.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
67
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Alternativo: volendo usare una sola parola, è questa a sposarsi meglio con l’approccio stilistico degli Sleepless. Band di Portland, in Oregon, ha pubblicato qualche mese fa il suo EP d’esordio, Blood Libel. Un lavoro breve, ma in cui il gruppo mostra di avere già le idee chiare, almeno a livello stilistico.
Parliamo in effetti di un’unione tra thrash e progressive metal (con quest’ultimo preminente tra i due), ma non il suono che uno si aspetterebbe. Entrambe le anime hanno in effetti un piglio che guarda al passato: se il primo stile ha un carattere spesso speed, anche nell’altro gli Sleepless si rifanno ai primissimi nomi del genere. All’interno di Blood Libel, è evidente l’ispirazione alle atmosfere di Queensrÿche e Fates Warning, più che alla tecnica e gli stilemi dei gruppi venuti poi.
Si tratta di uno stile, appunto, alternativo al solito: lo dimostra anche nella scelta di prediligere atmosfere spesso cupe. Insieme ai testi, fanno pendere gli americani verso l’horror metal, ma senza monotonia. Al contrario, in Blood Libel c’è varietà, in questo campo. A tratti anche troppa: gli Sleepless si mostrano ancora poco esperti con queste sonorità, e in futuro dovranno curare meglio la coerenza della propria musica a livello di aura.
È però un difetto non troppo incisivo per un EP che per il resto si rivela promettente e buono. Per esempio nel songwriting, che a tratti colpisce davvero bene: merito anche dell’impostazione del gruppo. Non troppo complessa per essere progressive, punta piuttosto su riff e melodie, che in diversi frangenti graffiano molto bene. E, se in generale, gli Sleepless sembrano una band ancora alla ricerca della perfetta quadratura, già ora Blood Libel ha qualcosa da dare, oltre a risultare molto interessante in chiave futura.

Un preludio vago, di effetti lievi ma cupi, poi The Man Who Could Not Sleep parte subito obliqua. Il tempo storto rimanda subito al lato prog della band, seppur, il riffage già si respiri la sua anima thrash. Anima che poi nel resto del pezzo viene sviluppata, specie nelle strofe dalla natura duale.
Se a volte si muovono su una norma rutilante, di impatto selvaggio grazie al riff di Kevin Hahn e alla sua voce, altrove sono più cadenzate, con un tocco ombroso e teatrale. In questo caso, introducono ritornelli con un certo pathos, un tocco oscuro ma anche toni malinconici. Diversi però dall’altro chorus dell’altra parte, invece preoccupato e incalzante, grazie sempre al cantante e al ritmo di Eric Detablan, a reggere un riffage potentissimo. Per il momento migliore dell’intero pezzo.
Anche il resto però è di alto livello: questa labirintica norma risulta ben impostata dagli Sleepless, come del resto la parte centrale. Vira al prog più puro e solo poi riassume influssi thrash, fino a raggiungere l’assolo. Una sua piccola ripresa è inoltre presente nel finale, prima che l’avvio torni, inquietante. È il perfetto coronamento di una traccia lunga ma di ottimo livello, già il picco assoluto di Blood Libel.
La seguente Host Desecration si avvia più diretta, con un classico riff thrash. A cui però, presto, si affianca una tastiera quasi da film horror vintage: un dualismo che lungo il pezzo si svilupperà in varie direzioni: se alcuni passaggi sono belli potenti e hanno il giusto dinamismo, altri si aprono rallentando. A tratti di riffage persino doom, con di nuovo i synth e cori, risultano vorticosi grazie alla batteria, ma per il resto evocano un’aura espansa, cupa al massimo.
Da citare sono poi i ritornelli, che riprendono il lato più d’impatto ma gli uniscono una melodia catchy e una forte malinconia, che incide. Insieme ai momenti più strani, orrorifici e pestati ma senza quasi traccia di metal, sono la variazione maggiore di una traccia non lunghissima né troppo complessa. Ma che incide anche così: il livello non sarà quello della precedente, ma il risultato rimane ottimo.

Deluded Hordes prende vita subito nervosa, grazie a un bel tocco prog, ma presto perde la sua frenesia per coordinate più solide. Nella norma base riff di Hahn rimane in ambito thrash, seppur sia obliquo, sinistro, oltre che rallentato; nel corso del tempo però il ritmo tende a risalire. Lo fa in sfoghi non velocissimi ma vorticosi. Che però tendono un po’ a perdersi: né troppo potenti né abbastanza cupi, evocano ben poco.
Un po’ meglio va coi ritornelli, che tornano ad aprirsi e hanno una melodia particolare, riflessiva. Suonano carini, ma come tutto il resto sembra mancare loro qualcosa in fatto di ispirazione. Qualcosa riflesso anche in una struttura caotica, che si perde (e stavolta non in senso positivo). Un altro tassello per un pezzo in fondo più che decente, ma nulla più: nell’EP è senza dubbio il punto più basso.
Di sicuro, va un po’ meglio con Blood Libel (A Vampire Tale): si avvia con un riffage strisciante, in cui si risente l’influsso doom degli Sleepless. Un influsso stavolta destinato a rimanere, seppur in maniera subliminale: è una nota vaga all’interno del riffage thrashy ma lento e cupo che regge la norma principale.
Spesso però gli americani la abbandonano per qualcosa di più movimentato. Vertiginoso, è un vortice abissale che si sfoga in breve ma con forza, prima di tornare indietro. A eccezione della fase centrale, più tempestosa e retta da Detablan a tratti con un blast.
È l’unica variazione di una traccia che però ha un altro importante difetto, la brevità: nonostante la bontà del suo contenuto, i suoi meno di tre minuti sembrano un po’ corti. Non rendono giustizia, insomma, a un episodio discreto, ma che poteva di sicuro essere fatto meglio, con più ricchezza di contenuti.

Pur essendo tutt’altro che perfetto, Blood Libel alla fine si rivela un EP interessante. Un paio di pezzi gli fanno meritare un ascolto; soprattutto, però, promette molto bene per il futuro. Se gli Sleepless riusciranno a sviluppare e a far maturare bene il suono insieme vintage e fresco che già suonano oggi, in futuro se ne potranno vedere delle belle. Ma, come ripeto sempre, solo il tempo potrà dire con certezza se così sarà.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The Man Who Could Not Sleep06:22
2Host Desecration04:07
3Deluded Hordes03:42
4Blood Libel02:46
Durata totale: 16:57
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Kevin Hahnvoce e chitarra
Eric Dorsettbasso
Eric Detablanbatteria
ETICHETTA/E:Necromantic Press Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Clawhammer PR

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