Longblond – Lento Is Dead (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONELento Is Dead (2020) è l’EP d’esordio dei Longblond, duo padovano nato nel 2016.
GENEREParte da una base hard ‘n’ heavy vintage per esplorare sonorità lontane in assoluta libertà. Le principali influenze sono elettronica e alternativa, ma nell’EP c’è molto altro.
PUNTI DI FORZAUno stile innovativo, ben sostenuto da tante ottime idee musicali e dalla giusta varietà. È all’origine di una scaletta valida e con alcuni pezzi davvero da urlo.
PUNTI DEBOLIA tratti la musica del gruppo suona un po’ ingenua; in più, gli scratch dell’ospite Dj Einstein a tratti sembrano un po’ posticci, e la registrazione è da rivedere.
CANZONI MIGLIORIUnderstand Nada (ascolta), Lento Is Dead (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo per tutti i palati (e anzi sia sconsigliato ai puristi), Lento Is Dead è un ottimo EP: promette molto bene per il futuro dei Longblond!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
75
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Il mondo della musica, in generale, si può dividere in due branche. La prima, di gran lunga la più ampia, è quella dei gruppi facili da classificare, la cui musica abbraccia uno o al massimo pochi generi. La seconda invece riguarda quella minoranza di band che passano dall’uno all’altro in scioltezza nelle proprie sperimentazioni. È una categoria in cui si trovano, certo, gruppi che variano senza un perché; tuttavia, molti di essi riescono a innovare in maniera vincente. Come fanno per esempio i Longblond.
Duo nato a Padova (ma con radici anche in Ungheria!) nel 2016, ha pubblicato lo scorso 30 novembre Lento Is Dead, EP d’esordio ma con idee già molto chiare. A partire dallo stile: se la base è un hard ‘n’heavy anche di respiro vintage, il gruppo la usa per esplorare sonorità lontane in assoluta libertà. Le loro principali influenze sono la musica elettronica e l’alternative, presenti spesso nell’EP. A tratti però i Longblond arricchiscono Lento Is Dead anche di influssi rap, stoner e chi più ne ha più ne metta.
Si tratta senza dubbio di uno stile molto originale, il che consente ai padovani di brillare molto di più rispetto a chi affronta generi come hard rock o heavy metal copiando gli anni ottanta. Merito non solo della loro capacità di innovare: all’interno di Lento Is Dead, si trovano anche tante ottime idee musicali. Idee che non si ripetono: i Longblond sanno già variare (non troppo, ma quanto basta). Il che li rende già ora superiori alla ridondanza di molti gruppi all’esordio, oltre a dare personalità a ogni traccia.
Certo, ogni tanto il duo veneto cade in qualche ingenuità, dovuta con ogni probabilità alla sua inesperienza. Per esempio, il loro suono sembra avere il potenziale per incidere di più in futuro: una sensazione data anche dalla registrazione. Ci può stare per un primo EP, ma quella di Lento Is Dead è tutt’altro che perfetta: una maggiore pulizia è d’obbligo, se i Longblond vogliono diventare più efficaci nella loro azione. In più, a tratti i frequenti scratch dell’ospite Dj Einstein sembrano un po’ posticci: anche questo, come gli altri, è però un difetto relativo. In generale, parliamo di un piccolo gioiello d’esordio, originale e molto valido!

Sin dal principio, Dark Cities mostra il lato duale dei veneti: una chitarra hard rock sporca, dal tocco stoner, si accoppia presto con una base elettronica, prima che entrambe si addensino, in un muro di suono preoccupato, profondo: una norma che a tratti tornerà nel pezzo, dandogli un tocco cupo.
La falsariga di base è però diversa. Più classica nell’hard ‘n’ heavy, anche con una certa vitalità, ha però un tocco alienante. Merito della voce di R.D. (già da subito echeggiata ed effettata come accadrà anche in seguito) che quasi salmodia. Per un risultato ossessivo, tutto particolare ma molto avvolgente.
Degna di nota anche la fase centrale, più duale: alterna pause calme e sfoghi potenti, tra l’alternative e il metal. C’è un po’ di tutto tra citazioni quasi dei Nirvana, riff potenti, scratch: il tutto però è ben congegnato. Così come il finale, più denso e in cui convivono le due anime principale del pezzo. Un altro dettaglio vincente per un pezzo già grandioso, che apre benissimo l’EP!
Tuttavia, va persino meglio con Understand Nada: un breve frammento preso probabilmente da qualche film, poi la potenza deflagra. È una base di gran energia, che poi tornerà nella struttura sia in bridge più espansi, sia in momenti strumentali possenti. Entrambi evocano un’aura ombrosa di gran effetto: la stessa propria anche dei chorus, più alternativi ma anch’essi pesanti, grazie a un bel riff obliquo e al cantante.
Ottimi si rivelano anche i particolari di contorno, per esempio le strofe: più di basso voltaggio, fanno respirare bene il complesso. Ancor di meglio fa l’evoluzione, coerente con quanto sentito finora ma in cui i Longblond si spingono verso terreni più dilatati, persino psichedelici a modo loro. Un notevole tocco tenebroso rimane però anche in questa seconda metà: del resto, è proprio questo il miglior segreto di un brano splendido, il picco assoluto di Lento Is Dead!

Un altro lungo intro con un campionamento parlato, dall’aspetto antico, poi Rock ‘n’ Roll Service parte spoglia, potente. Con essa, i veneti aprono una parentesi differente: a parte la voce filtrata di R.D., non c’è altro di elettronico. Il panorama è da puro hard ‘n’ heavy, da qualche parte tra gli AC/DC e il metal moderno. Ma non senza qualcosa di inquieto.
Lo si sente già nelle strofe, dirette e veloci, ma viene fuori ancor meglio nei ritornelli, con un’aura tutta particolare. La stessa che si respira, molto più intensa nella fase centrale, a tratti calma, ma altrove davvero diventa oscura, col ritorno degli effetti sintetici sentiti in precedenza. Anch’esso valorizza bene un pezzo ottimo: forse è meno particolare degli altri, ma rispetto agli altri non perde troppo. Al contrario, risulta ancora valido e non stona affatto nell’EP!
Va tuttavia meglio con Lento Is Dead, che sin dall’inizio mescola il riffage metal di Max Doink con un’attitudine alternativa. A tratti si sfiora addirittura il nu metal, altrove invece l’impostazione è più classica. In generale, i Longblond di solito camminano in equilibrio su un filo sottile, peraltro in maniera vincente.
Ancor meglio sono i momenti in cui la musica si ammansisce per qualcosa di più espanso. Con ritmiche più hard rock, quasi stoner ma in disparte, il padrone la fanno la voce e i tanti effetti. Per qualcosa di efficace sia in forma espansa che quando la batteria di R.D. pesta forte.
Da citare anche la fase centrale, che all’improvviso sembra voler tornare all’hard rock più puro ma poi gli accoppia lo scratch di Dj Einstein. Un effetto abbastanza onnipresente in questo pezzo, ma stavolta piazzato in maniera valida. È un altro elemento di fascino per una canzone di altissimo livello, la migliore del disco a cui dà il nome dopo Understand Nada!

A questo punto, l’EP è già quasi alla fine: gli ultimi due pezzi della scaletta sono quasi più una coda che altro, per quanto fascinosi. Si comincia da Bad Fiestos: un avvio con rumori di chiacchiere, poi la traccia devia su qualcosa di strano, in cui la chitarra acustica si mescola a una base che fa tanto “sfida all’OK Corral”, con tanto di tromba. Una base che tornerà più volte nel corso del pezzo.
La sua struttura, semplice e tutta strumentale, la alterna con brevi sfoghi più potenti. Tra energia rock/metal e un tocco a là Muse, per quanto durino poco sono di buon impatto. Il tutto racchiuso nella durata di appena un minuto: un finale breve in cui le due anime si mescolano, poi il chiacchiericcio ritorna. Ma solo per un attimo, prima di essere inghiottito da una lunga coda inquietante, ripiena di suoni su una base tra ambient e industrial. Il tutto è breve, ma molto valido: avvolge bene nella sua atmosfera.
Lo stesso si può dire di Rio Fantasma, altro pezzo molto breve che rappresenta in pratica l’outro di Lento Is Dead. Su un giro sinistro di chitarra da rock alternativo e un beat elettronico come base, i Longblond piazzano tutta una serie di campionamenti vocali. Tutti presi dalle canzoni precedenti: in pratica sono l’unica variazione, insieme ad alcuni effetti, di un pezzo per il resto ossessivo. E a cui piace esserlo: l’atmosfera evocata è bella crepuscolare, quasi ipnotica. Niente male, insomma, per quello che in fondo è solo un outro, che chiude in maniera ottima un genere del genere!

Nonostante le tante qualità positive, è quasi futile sottolineare, a questo punto, come i Longblond non siano una band per tutti i palati. Al contrario, se sei un purista e in special modo dell’hard ‘n’ heavy, Lento Is Dead ti è del tutto sconsigliato. Del resto, è anche piuttosto al limite rispetto a quello che trattiamo di solito qui su Heavy Metal Heaven.
Se però hai gusti più variegati, e soprattutto se ami le contaminazioni, allora sono sicuro che lo amerai. Vi troverai dentro della musica valida e originale, nonché un gruppo che, se lavorerà bene, in futuro potrà anche fare di meglio. Cosa puoi mai volere di più?

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Dark Cities03:17
2Understand Nada04:14
3Rock ‘n’ Roll Service04:30
4Lento Is Dead04:20
5Bad Fiestos01:57
6Rio Fantasma02:21
Durata totale: 20:38
FORMAZIONE DEL GRUPPO
R.D.voce, batteria, elettronica
Max Doinkseconda voce, chitarra
OSPITI
Dj Einsteinscratch
Ceo Masscori
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Electric Duo Project

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