Schysma – Schysma (2021)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONESchysma (2021) è il secondo album dell’omonima band milanese.
GENERELa base è il progressive metal elettronico già sperimentato dal gruppo nei due dischi precedenti, ma con l’aggiunta dei virtuosismi vocali di Eliana Sanna.
PUNTI DI FORZALa cantante domina in un disco ben più coeso e maturo rispetto al precedente Idiosyncrasy (2014), oltre che di alto livello medio.
PUNTI DEBOLIA tratti la frontwoman esagera un po’ nel cercare l’acuto e il tecnicismo: colpa anche di un mixing che la mette troppo in primo piano.
CANZONI MIGLIORIRomances for the Weak Minded (ascolta), Aequilibrium (ascolta), Day One (ascolta)
CONCLUSIONIAl di là dei piccoli difetti, Schysma rappresenta un bel passo in una direzione interessante per i meneghini. Oltre che un lavoro apprezzabile da chi ama il progressive metal.
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VOTO FINALE
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80
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Buono, ma a suo modo insoddisfacente. Così, all’epoca, avevo giudicato Idiosyncrasy, primo album dei milanesi Schysma. Si trattava di un lavoro che da un lato, con alcuni brani (in particolare, molti di quelle ri-registrate dall’eccellente EP di debutto Imperfect Dichotomy) ottime; altri, tuttavia, non erano all’altezza. Per un risultato che, pur essendo positivo, a livello personale mi aveva fatto storcere il naso.
Sono passati, da allora, oltre sei anni, e molte cose sono cambiate per gli Schysma, in primis a livello di formazione. Sono stati due i membri cambiati rispetto a Idiosyncrasy, tra cui spicca l’abbandono del cantante Riccardo Minicucci. Sostituito dalla voce femminile di Eliana Sanna: è la novità più in evidenza nel nuovo, omonimo disco dei meneghini, uscito lo scorso 26 marzo grazie alla sempre attiva WormHoleDeath.
Tra gorgheggi, virtuosismi vocali e un registro che passa (a volte in maniera repentina) tra operistico e normale cantato metal moderno, è proprio la cantante la vera protagonista di Schysma. Ma, dall’altro lato, il gruppo di Milano non rinnega il suo lavoro precedente: la base rimane sempre lo stesso progressive metal dagli spiccati spunti elettronici sentito nei due album precedenti. Seppur in una formula più istrionica: una formula che funziona bene, almeno di solito.

È vero che, dall’altra parte, a tratti la nuova frontwoman esagera un po’ nel cercare a tutti i costi l’acuto e il tecnicismo vocale. Se spesso funziona, a tratti i suoi eccessi stonano con la musica al di sotto: colpa anche di un mixing che la mette in primo piano. Per un risultato che fa salire troppo la voce sopra alla musica.
È il principale difetto di un album che, a tratti, è anche poco memorabile, e un filo omogeneo. Ma in fondo nessuna di queste pecche incide troppo su un lavoro che dall’altro lato ha molto da dare. A livello di songwriting, si sente il grande lavoro di maturazione intrapreso dagli Schysma rispetto ai tempi di Idiosyncrasy, con molta più coesione tra le varie tracce e l’assenza di pezzi meno ispirati. Si sente, allo stesso modo, che nei lunghi anni passati da allora, questo comeback è stato ragionato a lungo. Con tanti buoni brani e poche cadute di stile, una volta affrontati i tanti ascolti necessari per assorbire un disco così difficile, ci si ritrova con un prodotto di spessore. E almeno un paio di gradini sopra alla media del prog metal attuale.

Un preludio di suoni oscuri, persino inquietanti, poi Day One cambia entra nel vivo svoltando. Se all’inizio è ancora un po’ preoccupata, la sua base è rutilante, esplosiva, con persino un influsso heavy metal – più nell’atmosfera che si respira che nelle ritmiche di Vladimiro Sala.
Si tratta di musica vitale, briosa, anche grazie a Sanna, che coi suoi virtuosismi si integra abbastanza bene nella struttura tortuosa impostata dal gruppo. Valida si rivela poi la scelta di virare, a tratti, su momenti più crepuscolari: a volte pesanti, altrove rallentano, facendo respirare il brano rispetto alla frenesia del resto.
Non c’è molto altro nella traccia a parte la fase centrale centrale, denotata prima dall’elettronica preoccupata di e poi da un bell’assolo esplosivo di chitarra. Due altre belle componenti per un pezzo subito di alta caratura, neppure troppo lontana dal meglio del disco che apre.
La successiva Origins comincia sintetica: una natura che poi la denoterà a lungo nella sua durata. Di sicuro, ne sono pregne le strofe: mentre la chitarra rimane in disparte, l’elettronica domina, a tratti intrecciata col basso sferragliante di Fabrizio Gaffuri. Più orientati al metal sono invece i refrain, pure piuttosto melodici e ricercati: merito sia della base che di Sanna, che cerca il pathos e lo trova anche abbastanza bene.
Niente male anche i frequenti passaggi strumentali: a tratti più emotivi come il resto, altrove sono invece tamarri nella giusta maniera da intrattenere. Un ulteriore aiuto per una traccia che si rivela anche di suo valida e apprezzabile, e non stona affatto all’interno dell’album.

Anche Romances for the Weak Minded comincia cupa, ombrosa… e anche stavolta, gli Schysma cambiano verso dopo pochi secondi. Seppur un senso crepuscolare rimanga in sottofondo, la norma di base è estroversa, potente. Merito non solo del riffage, spesso duro e potente, con influssi persino hard ‘n’ heavy, ma anche della cantante, che gigioneggia molto. E nella giusta maniera: le sue progressioni fino ad acuti stellari sono davvero appassionanti in questo caso. Come anche la maniera in cui la musica la segue.
C’è però spazio, in diversi frangenti, anche per momenti che pur mantenendo la complessità del resto virano su qualcosa di più dolce, raffinato. Si alternano con gli altri a volte anche in maniera repentina, ma ben studiata dalla band milanese. Il risultato è davvero efficacissimo: parliamo di uno dei picchi assoluti di Schysma, nonché una grande dimostrazione di come il progressive metal possa incidere senza chissà quali giochi d’artificio o lunghezze esagerate!
Into My Illusion mostra quindi un nuovo lato dei milanesi: prima ballad del lotto, inizia morbida e malinconica. Un’essenza che la permeerà a lungo: la base è spesso tranquilla, con chitarre pulite e tastiere classiche, mentre solo a tratti il voltaggio sale. Accade in ritornelli variegati, ma tutti accomunati da una natura tortuosa, prog metal da manuale. Che si mescola bene con l’altra anima, almeno di solito.
A tratti, in effetti, Sanna tende un po’ a esagerare nei momenti calmi, per un effetto che stona un po’. Inoltre, alla ballata mancano le melodie catturanti che denotano di solito questo tipo di canzone. Non che sia molto grave, ma a tratti si sente che manca qualcosa: abbiamo un brano che si lascia ascoltare con gran piacere, ma lascia solo in parte traccia di sé. Per un risultato buono, ma non eccelso.

Un intro caratterizzato da un beat quasi industrial, poi As World Turns comincia con lo stesso spirito crepuscolare, serioso. Nonostante l’elettronica e le ritmiche siano quasi ballabili, a fare la parte del leone è la sua preoccupazione profonda. È possente sia nei momenti più di basso profilo, sia quando Sanna alza la voce, in un’altra delle sue escalation coinvolgenti. Seppur sappia un pelo di già sentito rispetto ai brani precedenti, in fondo non stona, anzi sono ben piazzate.
Tuttavia, i momenti più sentiti che spuntano qua e là incidono meglio. Con un riffage espanso e melodico di Sala, crea un bel senso mogio, seguito anche dalla frontwoman, senza neppure troppi eccessi. Ottimi anche i particolari di contorno, tra cui brilla la sezione centrale, anche più orientata alla musica dance del resto, ma senza abbandonarne l’aura particolare. Che, anche per questo, nonostante le sue piccole sbavature si rivela buono, e non stona in Schysma.
A questo punto, il gruppo omonimo torna subito a lidi morbidi con No Lease of Life. Stavolta però, invece di andare sul classico come in precedenza, il tutto comincia in maniera elettronica. Un’anima che poi si perderà nel corso del pezzo, ma in una maniera coerente con lo sviluppo della canzone.
Passata la lunga prima fase, con solo la voce di Sanna sopra agli effetti di Martina Bellini, il pezzo si divide tra momenti più classici da semi-ballata e altri più elettrici ma espansi. Questi ultimi hanno ancora un lato sinfonico: un po’ in disparte, aiuta però l’aura dilatata e nostalgica che se ne sprigiona. E anche un episodio valido, forse non eccelso ma che rappresenta un altro buonissimo ascolto.

Come forse suggerisce anche il nome stesso, Gates of Omega si apre con tastiere dall’appeal vagamente spaziale, fantascientifico. Un intento che a tratti gli Schysma rievocano: ne è una buon esempio la fase finale, quasi con effetti dubstep. Fa il paio con la fase centrale, invece contorta e molto da progressive metal, in cui tutti i musicisti – e in particolare Sala – si mettono in mostra.
Più spesso però il brano è più diretto: per quanto variabile, ogni passaggio ha una buona energia e spesso anche grinta, anche a livello vocale, dove la cantante duetta a tratti persino con un growl, in momenti vorticosi, anch’essi piuttosto elettronici. Il tutto a formare un pezzo forse un po’ corto: dopo circa tre minuti e mezzo è già finito, e dà anche un po’ di sensazione di incompletezza, di mancanza di un vero perché. Anche se le sue componenti alla fine la rendono buono.
Sempre meglio, poco ma sicuro, di Redrum: inizia anche in maniera promettente, coi soliti synth di Bellini a disegnare qualcosa di arcano. Presto, tuttavia, la band sperimenta qualcosa di nuovo: teso, con tastiere che col tempo assumono un tocco quasi symphonic metal, cerca in parte di imitare questo genere. Pur rimanendo ben saldo nel prog: il risultato però non riesce ad abbracciare con successo né l’uno né l’altro.
Colpa in parte del fatto che l’atmosfera, resa da tastiere costanti, non si sprigiona come vorrebbe, a causa anche della solita frenesia del gruppo che qui è fuori luogo. Colpa, inoltre, dei ritornelli, che cercano di essere catchy ma suonano banali. Sta di fatto che, per una volta, gli Schysma non riescono a catturare l’attenzione. Il risultato è discreto e gradevole ma nulla più, il che lo relega a punto basso assoluto del disco.

Per fortuna, questa mini-flessione è già finita: la band milanese volta pagina, e alla grande, con Aequilibrium. Pezzo meno giocato sulla frenesia rispetto alla media di Schysma, lo dimostra sin dal lento ma inquietante preludio. Dà il là a musica meno opprimente ma sempre di tono ombroso: un arpeggio di chitarra, poi la musica esplode, moderno e preoccupato con una sua vena quasi groove metal. E, soprattutto, una sua musicalità: seguita anche da Sanna, per una volta molto diretta, il tutto sa stamparsi con facilità in mente.
Succede sia nelle strofe, zigzaganti e senza pause anche col ritmo in fondo lento impostato dal batterista Luca Solina, sia nei ritornelli. Variegati, puntano parecchio sul pathos, il che riesce loro: merito soprattutto della cantante, molto adatta al compito. Specie nel finale, davvero sentito e reso grande dalla sua interpretazione. Il momento migliore di un pezzo però tutto di alto livello, il migliore di Schysma dopo Romances for the Wicked Minded!
A questo punto, il disco è agli sgoccioli: per l’occasione, i meneghini scelgono Your Sins Will Find You Out. Comincia lenta, facendo quasi presagire una ballad, ma poi esplode con della musica che unisce le chitarre acustiche a una base potente e movimentata. La stessa che poi reggerà i ritornelli: teatrali, hanno un’impostazione drammatica che colpisce bene, grazie all’ennesima buona prestazione di Sanna.
Più di basso profilo sono le strofe, almeno all’inizio: presto anch’esse cominciano a salire verso la stessa falsariga, facendosi man mano più rumorose. Completano bene il resto della canzone; lo stesso si può dire per la parte centrale, l’ultimo momento in cui Sala può mettersi in mostra – e lo fa bene. Sono questi i punti di forza di un pezzo di ottimo livello: non sarà tra i migliori del disco ma risulta comunque sopra la media del disco, a cui dà una chiusura più che adeguata!

Per concludere, Schysma rappresenta un bel passo in una direzione interessante, anche al di là dei piccoli difetti. Che forse sono normali, dopo una ripartenza a tanti anni di distanza e un’innovazione stilistica del genere: è ragionevole aspettarsi che nel prossimo disco, la band milanese faccia meglio. In attesa di vedere se così sarà, oggi ci si può tuttavia accontentare già di un album più concreto e valido di Idiosyncrasy. E che può essere apprezzato dagli amanti del progressive metal: se anche tu lo sei, il consiglio è di concedere agli Schysma ben più di un ascolto. Ci vorrà tempo per entrare nella loro musica, ma vedrai che ne vale la pena!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Day One04:34
2Origins04:27
3Romances for Weak Minded03:57
4Into My Illusion04:14
5As World Turns04:01
6No Lease of Life04:20
7Gates of Omega03:38
8Redrum04:10
9Aequilibrium04:19
10Your Sins Will Find You Out05:23
Durata totale: 43:03
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Eliana Sannavoce
Vladimiro Salachitarra
Martina Bellinitastiera
Fabrizio Gaffuribasso
Luca Solinabatteria
ETICHETTA/E:WormHoleDeath
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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